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Il progetto nazionale di sperimentazione di nuovi indirizzi curricolari
e nuove modalità organizzative nella scuola dell'infanzia e nella scuola
elementare, tra cui l'"anticipo scolastico", è stata annunciato
a sorpresa a fine luglio ed ha subito un forte ridimensionamento da parte
del Consiglio dei Ministri.
La sperimentazione di aspetti del disegno di legge delega sulla scuola è
stata avviata, nonostante il provvedimento del governo non sia stato
approvato nemmeno da un ramo del Parlamento e senza una richiesta
approvata dalla Commissione Cultura del Senato, dove attualmente il
provvedimento è in discussione.
La bozza di decreto è all'esame del Consiglio Nazionale della Pubblica
Istruzione che esprimerà il proprio parere, obbligatorio ma non
vincolante, nella seduta prevista per il 10-11 settembre.
OBIETTIVI DELLLA SPERIMENTAZIONE
La bozza di decreto
La sperimentazione è volta ad attivare e a favorire laboratori di ricerca
sui temi attinenti alla riforma
degli ordinamenti scolastici nelle scuole dell'infanzia e nelle scuole
elementari e, per quest'ultime, limitatamente alla prima classe. Il
progetto di sperimentazione riguarda tutti gli aspetti pedagogici e
metodologico-didattici in esso contenuti.
Osservazioni
La decisione di sperimentare non viene dalle scuole, ma dall'esigenza del
Ministro di far apparire come diffusi nella scuola reali aspetti di un
disdegno di legge che incontra difficoltà ad essere approvato in
Parlamento, oltre ad una consistente opposizione nel paese.
L'impianto della sperimentazione mortifica il protagonismo delle scuole,
le quali per altro si vedono bloccate le proposte di sperimentazione che
nascono dalla loro progettualità, come è accaduto nel precedente anno
scolastico con gli oltre mille progetti elaborati dalle scuola
dell'infanzia sulla base del DM 91.
La bozza di decreto impone che l'adesione al progetto sia rigida,
impedisce opzioni per aspetti parziali e margini di discrezionalità.
SCUOLE COINVOLTE
La bozza di decreto
Non più di due circoli didattici per ogni provincia nonché due scuole
paritarie per ogni capoluogo di Regione.
Il Direttore Generale regionale, nell'ambito delle indicazioni e
istruzioni fornite dal Dipartimento per lo Sviluppo dell'Istruzione,
redige, in collaborazione con l'I.R.R.E ed i responsabili dei Centri di
Servizi Amministrativi, il piano regionale delle istituzioni scolastiche
inserite nel programma nazionale di sperimentazione.
Osservazioni
Un numero molto limitato di scuole giustificato dalla indisponibilità del
governo a investire risorse nell'impresa.
Incomprensibile l'esclusione degli istituti comprensivi (attualmente 3.282
contro 2.702 circoli didattici): si vuole forse evitare per il futuro ogni
forma di continuità e contaminazione tra scuola elementare e scuola media
?
La scelta delle scuole da impegnare nelle sperimentazioni è affidata al
Direttore Regionale competente, sono oscuri i criteri che dovrà seguire
che dovrà seguire.
TEMPI E FATTIBILITA'
La bozza di decreto
E' proposto a tutte le istituzioni scolastiche interessate per essere
attuato nell'anno scolastico 2002/03.
Ai fini dell'anticipo è consentita la riapertura delle iscrizioni nei
confronti degli alunni interessati solo dopo che l'istituzione scolastica
sia stata inserita nel piano regionale di sperimentazione.
Osservazioni
Il decreto sarà firmato non prima del parere del CNPI, previsto per l'11
settembre: fino ad allora non può essere deliberato nulla perché la
norma non esiste.
Nell'incontro del 29 agosto tra MIUR e ANCI (Associazione Nazionale Comuni
d'Italia) si stabilito un percorso per garantire su tutto il territorio
nazionale regole certe per l'avvio della sperimentazione e la definizione
dei prerequisiti che una scuola deve avere per poter dare la propria
disponibilità al progetto Moratti. Il percorso prevede
· l'elaborazione di un documento da parte della commissione scuola dell'ANCI,
previsto nelle prossime settimane, sulle condizioni di fattibilità per
avviare la riforma;
· la sottoscrizione di un documento in sede di Conferenza Unificata sul
ruolo dei diversi soggetti istituzionali;
· la prosecuzione del confronto con il Ministero attraverso altri
incontri, il prossimo è previsto per il 10 settembre.
Le lezioni inizieranno il 9 settembre in Piemonte e intorno alla metà del
mese nella maggior parte delle altre regioni.
In questi tempi ristretti e incerti è del tutto impossibile che le scuole
interessate possano elaborare progetti che coinvolgano gli operatori e le
famiglie, come la stessa bozza di decreto raccomanda.
Con questa tempistica la riapertura delle iscrizioni avverrà ad anno
scolastico ampiamente iniziato.
La presidente del Forum delle Associazioni Familiari, un organismo
favorevole al disegno di legge delega sulla scuola, ha dichiarato in
merito alla sperimentazione: "A questo punto sarebbe meglio lasciare
perdere …".
RISORSE E FATTIBILITA'
La bozza di decreto
Le innovazioni sperimentali possono essere realizzate tenendo conto delle
disponibilità di bilancio delle singole istituzioni scolastiche
interessate, delle risorse acquisibili in ambito regionale e di
finanziamenti mirati a livello nazionale, comunque attualmente presenti in
bilancio.
Osservazioni
Manca una qualsiasi previsione di risorse aggiuntive per la
sperimentazione sia in termini di potenziamento degli organici, sia sul
piano di specifiche risorse finanziarie.
La scelta risulta ancora più sconcertante se si tiene conto che la scuola
dell'infanzia e la scuola elementare hanno subito tagli e limitazioni in
attuazione di quanto previsto dalla legge finanziaria 2002.
CONTRATTO E CONTRATTAZIONE
La bozza di decreto
L'utilizzazione dei docenti e del personale amministrativo, tecnico ed
ausiliario, ai fini della realizzazione della sperimentazione, avviene nel
rispetto dei complessivi obblighi di servizio, previsti dai contratti
collettivi, che possono essere assolti anche sulla base di una apposita
programmazione plurisettimanale.
Osservazioni
È confermato quanto previsto dal CCNL circa la flessibilità dell'orario
di servizio che già può distendersi su turnazioni plurisettimanali, che
limita la flessibilità entro i margini di una variazione (in più o in
meno) di quattro ore settimanali dell'orario standard di servizio.
Laddove la sperimentazione viene approvata dagli organi collegiali le RSU
devono contrattare con il dirigente scolastico le condizioni di
utilizzazione del personale coinvolto (impegni aggiuntivi, flessibilità).
FORMAZIONE IN SERVIZIO
La bozza di decreto
Sono previste iniziative di formazione nell'ambito di quelle destinate a
tutto il personale della scuola.
Osservazioni
Tutto è vago e impreciso. Non sono previste risorse specifiche per la
formazione del personale coinvolto nella sperimentazione.
L'ANTICIPO
La bozza di decreto
Dove esistono le condizioni può essere sperimentata, limitatamente ad un
circolo didattico per ciascuna provincia e a una scuola paritaria per
ciascun capoluogo di Regione, l'anticipazione della frequenza nella scuola
dell'infanzia, per le bambine ed i bambini che compiono i tre anni di età
entro il 28 febbraio 2003, e nelle classi prime della scuola elementare,
per le bambine ed i bambini che compiono i sei anni di età entro il 28
febbraio 2003.
Osservazioni
L'anticipo scolastico è una scelta nei confronti della quale la CGIL
Scuola insieme a tutte le altre organizzazioni sindacali e alla stragrande
maggioranza delle associazioni professionali ha espresso una valutazione
negativa. Si vedano a questo proposito gli atti, di imminente
pubblicazione, del convegno "Infanzia e diritti", tenuto a
Bologna il 22 giugno scorso.
L'anticipo destruttura l'identità pedagogica e culturale della scuola
dell'infanzia, mette in difficoltà la scuola elementare (due settori
scolastici molto apprezzati anche a livello internazionale), mette a
rischio l'equilibrato sviluppo emotivo-affettivo dei bambini.
Anche all'interno della stessa maggioranza di governo, sono presenti
posizioni contrarie.
Il compito di rispondere alla domanda educativa per i bambini al di sotto
dei tre anni di età, attraverso l'istituzione degli asili nido e
l'attivazione di nuovi servizi educativi di qualità per l'infanzia deve
restare degli enti locali.
Recentemente, in alcune Regioni, sono state approvate leggi regionali
sugli asili nido (e su altre tipologie più flessibili di servizi) che
consentono di potenziare l'offerta educativa per i bambini dai 2 ai 3 anni
di età.
Le scuole autonome, se adeguatamente sostenute e valorizzate, possono
sviluppare piani dell'offerta formativa che sviluppino il tema della
continuità previsto dai Programmi '85 e dagli Orientamenti '91
permettendo un approccio fluido e personalizzato all'apprendimento dei
bambini di 5 e 6 anni nel passaggio dalla scuola dell'infanzia alla scuola
elementare.
DOCENTE PREVALENTE NELLA SCUOLA ELEMENTARE
La bozza di decreto
La sperimentazione comporta, per ogni classe prima, la presenza di un
docente prevalente, che assicura in ciascuna classe una presenza temporale
fino a 21 ore e comunque non meno di 18 ore settimanali di insegnamento
frontale.
Il docente prevalente cura la continuità educativa e didattica, il
rapporto con le famiglie, svolge funzioni di coordinatore del team docente
e di tutor nei confronti degli alunni, curando la compilazione del
portfolio delle competenze, in collaborazione con le famiglie.
Per lo svolgimento di tali funzioni il docente prevalente utilizza le ore
mancanti al completamento dell'orario di servizio nel limite di 3 ore
settimanali da prestare in un arco temporale anche plurisettimanale.
Il terzo docente del team, non impegnato quale docente prevalente,
interviene nelle classi prime a tempo normale interessate, sia per lo
svolgimento delle attività educative, sia in veste di responsabile di
attività laboratoriali.
Osservazioni
Più che a un insegnante prevalente siamo sostanzialmente di fronte al
ritorno all'insegnante unico, visto che gli sono attribuiti l'ambito
linguistico, antropologico e matematico.
Si pone in questo modo fine alla corresponsabilità del gruppo docente,
alla pari responsabilità professionale dei docenti al suo interno e alla
pari dignità culturale delle discipline.
Il team docente viene riorganizzato in modo gerarchico, alcuni docenti
sono destinati esclusivamente ai laboratori, una sorta di riedizione delle
attività integrative già previste dalla L.820/71.
L'impianto culturale, pedagogico, metodologico e didattico della riforma
viene stravolto; l'imposizione del docente prevalente/unico si configura
come una lesione dell'autonomia didattica e organizzativa delle
istituzioni scolastiche autonome, ora tutelata dalla stessa Costituzione.
Gli stessi genitori, interpellati dall'ISTAT (dicembre 2001) sul
gradimento dell'organizzazione della attuale prima classe elementare,
hanno espresso a stragrande maggioranza (oltre il 60 %) un orientamento
favorevole alla permanenza della pluralità dei docenti, piuttosto che
alla reintroduzione del maestro unico.
NUOVI CURRICOLI
La bozza di decreto
Il quadro di riferimento dell'iniziativa sperimentale è costituito dalle
allegate Indicazioni Nazionali per i piani di studio personalizzati e
dalle relative Raccomandazioni, riferite specificatamente alla scuola
dell'infanzia ed alla scuola elementare, con esclusivo riguardo, per
quest'ultimo grado di studi, alla prima classe
Osservazioni
La sperimentazione si dovrà esplicare nell'ambito di nuovi documenti di
riferimento curricolari, che sono stati predisposti in questi mesi da
gruppi di lavoro sconosciuti, sotto la guida del prof. Bertagna.
Fino ad oggi i programmi sono stati elaborati da commissioni pubbliche di
esperti, che rappresentavano i diversi punti di vista culturali e
pedagogici, che promuovevano il dibattito nelle scuole e nel paese.
La Moratti ha inaugurato la, speriamo breve, era delle commissioni
segrete.
Esprimendo, quindi, il nostro dissenso per il metodo utilizzato,
rimandiamo l'analisi di questi ponderosi documenti ad una apposita sede.
LINGUA STRANIERA E INFORMATICA
La bozza di decreto
Nella scuola elementare la possibilità di attivare l'insegnamento della
lingua straniera (inglese) e l'alfabetizzazione informatica rappresenta la
condizione essenziale per l'adesione alla sperimentazione
Osservazioni
Le scuole che aderiscono al progetto sperimentale devono impegnarsi ad
assicurare, con le risorse di cui già dispongono, l'insegnamento della
lingua inglese e l'alfabetizzazione informatica.
Questa scelta stride con i tagli agli organici realizzati per questo anno
scolastico che in molti casi hanno cancellato l'insegnamento della lingua
straniera nel primo ciclo e i progetti di informatica.
CONTINUITA' EDUCATIVA
La bozza di decreto
Sono previste forme di raccordo tra le scuole dell'infanzia e i servizi
educativi pre-scolastici, in particolare con l'asilo nido e forme di
raccordo pedagogico, didattico ed organizzativo tra scuola dell'infanzia e
scuola elementare.
Osservazioni
Il tema della continuità educativa è centrato sul rapporto tra asili
nido e scuola dell'infanzia e tra scuole dell'infanzia e scuola
elementare, mentre del tutto ignorato risulta il rapporto verso la scuola
media. Ancora una volta viene rimossa una realtà largamente diffusa come
gli istituti comprensivi dove la continuità verticale scuola
dell'infanzia - elementare - media è ampiamente praticata.
FLESSIBILITÀ ORGANIZZATIVA NELLA SCUOLA DELL'INFANZIA
La bozza di decreto
È prevista un'accentuazione della flessibilità organizzativa rispetto
alla riorganizzazione delle sezioni rispetto alla ristrutturazione degli
spazi, alla rimodulazione dei tempi, alla ridefinizione delle attività
ricorrenti di vita, al potenziamento dei tempi riservati all'accoglienza.
In caso di anticipo della frequenza, é consentita la costituzione di una
sezione formata solo da 8/10 bambini al di sotto dei tre anni ovvero la
proporzionale riduzione degli iscritti nelle sezioni comprendenti bambini
di età diverse
Osservazioni
La sperimentazione prescinde dalle esperienze pregresse. Manca invece ogni
riferimento agli esiti della Sperimentazione ASCANIO, al progetto ALICE,
al progetto QUASI sulla valutazione nella scuola dell'infanzia.
Non viene ripreso il Rapporto finale della consultazione sulle Linee di
sviluppo (C.M. 98/99) dove si era evidenziata la necessità di ricercare
in termini di standard qualitativi i tempi necessari allo svolgimento di
attività da garantite a tutti, all'ampliamento dell'offerta formativa e
al calendario scolastico, alla frequenza dei bambini, alla contemporanea
presenza dei docenti.
La riduzione del numero degli alunni per sezione non viene più indicato
come un obiettivo per tutta la scuola dell'infanzia, ma viene collegata
solo all'inserimento dei bambini in età precoce.
Viene definitivamente abbandonata la sperimentazione attivata con il DM n.
91 del 21-5-2001 e poi bloccata dal Ministro Moratti, con la quale si
introduceva un sistema di indicatori di qualità per il miglioramento
degli standard di funzionamento: tra di essi fondamentale era il
contenimento del numero di alunni per sezione.
Roma, 2 settembre 2002
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