SPERIMENTAZIONE MORATTI: MANOVRE IN CORSO



In questi giorni è in corso una operazione di "avvicinamento" (termine usato dallo staff del Ministro) nei confronti di alcune Direzioni Didattiche da parte di esponenti dell'amministrazione scolastica allo scopo di convincerle ad aderire alla sperimentazione Moratti nella scuola dell'infanzia e nella scuola elementare.
Come è noto questa sperimentazione è stata annunciata a sorpresa a fine luglio ed ha subito un forte ridimensionamento da parte del Consiglio dei Ministri: la Moratti voleva coinvolgere il 20% delle scuole, ma il governo ha autorizzato la partecipazione di non più di due circoli didattici per ogni provincia.
La sperimentazione di aspetti della controriforma della scuola (anticipo delle iscrizioni nella scuola dell'infanzia ed elementare e maestro prevalente nella scuola elementare) è stata avviata, nonostante la delega scuola del governo non sia stata approvata nemmeno da un ramo del Parlamento e senza una richiesta approvata dalla Commissione Cultura del Senato, dove attualmente il provvedimento è in discussione.
A questo proposito lo stesso Presidente della Commissione Cultura Asciutti (Forza Italia) ha dovuto correggere il Ministro Moratti che nella lettera al Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione aveva scritto che il progetto di sperimentazione era stato richiesto dalla commissione parlamentare.
In realtà questa sperimentazione non è stata chiesta proprio da nessuno. Non dalle scuole, non dalle Associazioni Professionali e tanto meno dalle Organizzazioni Sindacali. Queste ultime hanno invece denunciato, oltre alla contrarietà nel merito, anche il quadro complessivo di improvvisazione e di ingestibilità dell'iniziativa.
L'ANCI ha protestato per non essere stata informata e coinvolta, pur essendo affidate ai Comuni responsabilità essenziali per la riuscita della sperimentazione.
Siamo quindi di fronte ad una operazione del tutto orchestrata dall'alto per tentare di far apparire che le proposte del governo hanno radici nella scuola reale.
Il ministro ha, infatti, già dichiarato che la sperimentazione è richiesta spontaneamente da molte scuole.
Alla CGIL risulta che le cose stiano andando diversamente.
Ai Dirigenti Ministeriali e quelli Regionali è stato affidato il compito di individuare gli Istituti Sperimentatori, in fretta per la vicinanza di settembre e in assenza degli insegnanti che sono in ferie.
I criteri con cui alcune scuole sono individuate e "avvicinate" sono ignoti e in assenza di trasparenza circolano le più varie supposizioni.
Resta il fatto che in questi giorni alcuni Dirigenti Scolastici sono contattati da Dirigenti dell'Amministrazione Scolastica affinché operino al fine di far aderire "spontaneamente" la propria scuola alla sperimentazione.
I più corretti rimandano ogni possibile risposta al pronunciamento dei propri OO.CC., altri sembra stiano assumendo impegni più consistenti.
Ad ogni buon conto ricordiamo a tutti gli operatori che l'autonomia scolastica, dopo la riforma del titolo V della Costituzione, ha ottenuto riconoscimento e tutela costituzionale.
Nessun Ministro o Assessore, Dirigente Amministrativo o Scolastico possono imporre agli organi collegiali di una Istituzione Scolastica Autonoma di aderire ad una sperimentazione.
Il regolamento per l'Autonomia assegna completa potestà di sperimentazione alle Istituzione Scolastica Autonoma e alle decisioni dei suoi organi collegiali.
Nei prossimi giorni pubblicheremo schede informative e interventi di merito per favorire in tutte le scuole l'apertura di spazi per dibattere, per manifestare opinioni, per difendere gli istituti della partecipazione.
Fin da oggi invitiamo tutti gli operatori alla massima attenzione e vigilanza affinché le procedure e le regole della democrazia scolastica siano rispettate.

Roma, 26 agosto 2002

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