Lo scorso 27 maggio si è tenuta, presso lo scrivente Centro Nazionale, la prevista riunione del gruppo di lavoro per la vertenza infanzia, unitamente ai rappresentanti della FP CGIL negli organismi della Federazione della Formazione della Ricerca per una prima valutazione del lavoro fin qui svolto a difesa del ruolo della scuola pubblica degli Enti Locali, finalizzata alla costruzione di una forte iniziativa sindacale che, nel metter insieme sindacato scuola e CGIL Confederale, contrasti la riforma della Moratti non solo per il modello scolastico che propone ma anche sul piano delle eventuali ricadute negative che si potrebbero determinare sull'intero sistema del welfare locale gestito dal sistema delle autonomie.
Nello stesso tempo si è discusso della necessità di rilanciare il ruolo del collocamento pubblico e delle scuole di formazione professionale gestite dagli enti locali, oggi messi pesantemente in discussione dai recenti provvedimenti legislativi in materia di mercato del lavoro, a partire dalla recente legge 30/2003.
La comune consapevolezza della ristrettezza dei tempi a disposizione per varare territorialmente la vertenza infanzia con le caratteristiche della piattaforma varata insieme al sindacato scuola ed alla federazione della FFR ha evidenziato nel dibattito la necessità di una forte accelerazione da parte della Funzione Pubblica sulle tematiche della vertenza che investe il sistema delle autonomie locali per quanto riguarda i piani scolastici comunali, al fine di determinare un'offerta complessiva che integri pubblico e privato, con particolare riguardo alla stabilità occupazionale degli addetti; gli investimenti che s'intende effettuare nel settore per finanziare le attività dei nidi e delle materne; le modalità di funzionamento nel rispetto di regole e standard predefiniti, a partire dagli orari e del rispetto degli attuali limiti imposti nel rapporto educatore-bambino.
Un'accelerazione che s'impone, visto il preoccupante approssimarsi di scadenze importanti quali, prima tra tutte, la determinazione nel prossimo mese di luglio delle poste da attribuire alla scuola dell'infanzia nei bilanci regionali, per evitare di trovarsi di fronte a scelte già compiute di taglio dei finanziamenti alla scuola pubblica degli Enti Locali che potrebbero condizionare in maniera negativa il successivo proseguo della vertenza infanzia nei prossimi mesi con effetti nefasti su tutta la partita della vertenza generale che la CGIL ha avviato sul tema della scuola, della formazione e della ricerca.
La piattaforma a suo tempo inviata a tutte le strutture evidenzia in maniera circostanziata tempi e modalità del percorso vertenziale; si tratta ora di attivarsi affinché le nostre dichiarazioni d'intenti si traducano in fatti concreti, in accordi.
Da parte del Centro nazionale, per aiutare il lavoro dei territori, saranno riportati nelle prossime ore, nella pagina web delle autonomie locali dedicata alla scuola dell'infanzia, gli accordi più importanti stipulati a livello di comune su nidi e materne nonché le leggi regionali più significative che ne regolino il funzionamento; lo stesso sarà fatto per tutta la partita riguardante le ricadute che avrà l'applicazione della recente legge 30 del 2003 sugli uffici del collocamento pubblico e le scuole di formazione professionale gestite dalle province.
Ciò per recuperare, nell'attuale regime di devolution legislativa, l'indispensabile funzione d'indirizzo e controllo del mercato del lavoro locale da parte delle istituzioni pubbliche, oggi più che mai necessaria, che rischia di sparire a seguito degli effetti della legge 30/2003, in un contesto di forte crisi e di grandi squilibri economici tra le diverse regioni del paese.
Su quest'importante tema non possiamo far trascorrere inutilmente del tempo prezioso, sapendo che da parte del Governo si sta lavorando per prefigurare nuovi strumenti normativi che attenuano fortemente le attuali gerarchie funzionali tra attività pubblica e privata riguardo al mercato del lavoro permettendo così l'irruzione sulla scena di nuovi soggetti che, con la benedizione della legge, faranno dell'attività di collocamento la loro ragione di profitto, financo a prefigurare situazioni di caporalato autorizzato.
Per questi motivi, anticipando tematiche che dovranno essere comunque affrontate in una più ampia ottica confederale di CGIL, è necessario iniziare a chiedere conto alle nostre amministrazioni delle intenzioni che hanno sul futuro di queste strutture avviando confronti di merito che, a partire dalla definizione degli assetti organizzativi e dei fabbisogni di personale, consentano la definizione di precise assunzioni di responsabilità da parte degli enti pubblici riguardo allo sviluppo ed il rilancio occupazionale nei propri territori con la conseguente assegnazione di nuovi ambiti di competenze agli uffici di collocamento ed alle scuole di formazione per sostenerne l'azione.
Come si vede il lavoro dei prossimi mesi è estremamente impegnativo, ed i tempi estremamente ridotti; anche in questo caso il problema delle risorse e la loro definizione al livello regionale rappresenta un primo invalicabile ostacolo che trova la sua ultima data nel mese di settembre di quest'anno quando si definiranno i bilanci per le finanziarie regionali del 2004; è bene essere consapevoli che non rispettare i tempi indicati significa il reale rischio di pregiudicare molto ogni possibilità di correggere positivamente la legge 30 del 2003, anche alla luce degli effetti negativi che potrà avere nei prossimi mesi l'applicazione del Patto per l'Italia.
Ciò detto l'obiettivo su cui intendiamo lavorare è la costruzione di una serie di appuntamenti per il prossimo autunno nei quali la valutazione del lavoro svolto sulle problematiche della scuola e della legge 30 possano rappresentare il giusto viatico per rilanciare l'iniziativa della CGIL per una Pubblica Amministrazione degli Enti Locali realmente in grado, alla luce dei recenti cambiamenti conseguenti alle modifiche del Titolo V della Costituzione, di assolvere la sua funzione primaria di promuovere lo sviluppo economico e sociale del paese.