Documento del Gruppo nazionale di Lavoro  per le politiche
dell’infanzia
 

1.      L’iniziativa del  26 maggio promossa  dalla CGIL confederale sul tema “piccoli passi verso grandi diritti: le proposte della CGIL  per le politiche dell’infanzia”,  rappresenta un momento importante per riaffermare e rilanciare  il ruolo insostituibile  dello Stato  attraverso le Regioni ed i Comuni, per assicurare  a tutti i bambini e le bambine, in forma generalizzata, la garanzia di un primo momento di crescita e di sviluppo psico-educativo necessario per garantire alle nuove generazioni, anche attraverso le  successive fasi dell’apprendimento, il  pieno sviluppo  della persona umana e dei suoi diritti, primo tra tutti quello al lavoro, in ottemperanza al dettato degli articoli 3 e 4 della nostra Costituzione.

2.    Il rilancio della vertenza  sugli asili nido e le scuole materne,  che vede oggi un forte impegno della CGIL, può rappresentare un notevole  salto di qualità  per la funzione di raccordo che essa può svolgere  tra le politiche della Funzione Pubblica CGIL e della FLC sia  nei confronti delle istituzioni ( per le politiche generali e di bilancio) che nei rapporti con il mondo politico ed associativo per trovare le  giuste soluzioni alla complessa problematica  che ruota attorno ai servizi per l’infanzia.

3.    E’ necessario pertanto che l’occasione del 26 maggio non vada sprecata. In questo senso è importante che l’iniziativa sia caratterizzata da un   forte impatto politico e mediatico , che deve coinvolgere anche gli interlocutori politici ed istituzionali presenti, che dovranno dare risposta all’insopprimibile esigenza di una generalizzazione della richiesta rispetto all’attuale erogazione del servizio a domanda individuale. Tutto questo,  nel rispetto degli standard quali-quantitativi e di funzionamento,  individuando  i soggetti coinvolti, le forme di finanziamento,  il regime contrattuale da utilizzare.

4.    Le risposte che verranno dai nostri interlocutori dovranno essere il più possibile esaurienti nel rispetto di una comune visione del ruolo  pubblico dei servizi educativi per l’infanzia, con la consapevolezza che dalle sorti di questo delicato ed importante settore  dipende anche il futuro  di tutto il sistema di servizi sociali ed alla persona gestiti dagli Enti Locali.

5.    La nostra proposta, che non si esaurisce con la giornata del 26maggio e che muove dalla presa d’atto  delle mutazioni avvenute in questi ultimi anni, considera fondamentale che la vertenza  riparta tenendo conto  dello   stato d’incertezza che grava sul futuro della scuola dell’infanzia, delle crescenti difficoltà incontrate dagli Enti Locali nel mantenere inalterati quei livelli d’eccellenza unanimemente riconosciuti in tutto il mondo , le cui gravi ripercussioni pesano non solo sulle attese delle famiglie ma anche per i nostri operatori che, per la prima volta, vedono messi in discussione tutele, diritti e contratto di lavoro.

6.    Per questo motivo  come categoria riteniamo che i primi atti  del nostra iniziativa dovranno essere estremamente concreti e rivolti ad affermare la  centralità  della pubblica amministrazione, come soggetto primario erogatore dei servizi di welfare sociale, compresi  i servizi educativi scolastici all’infanzia, che dovranno rientrare, quindi,  nella vertenza più generale che la CGIL ha avviato per la difesa dello stato sociale  e dei diritti universali e di cittadinanza.

7.    Ciò significa svolgere il gravoso compito di raccordare e difendere gli accordi che verranno realizzati insieme alla CGIL confederale e la FLC, con le Regioni, Comuni e Province, per rilanciare il sistema pubblico dei servizi educativi attraverso  una contrattazione decentrata che, sulla base delle scelte che verranno fatte dalle amministrazioni, consenta di difendere e mantenere  il valore sociale-pedagogico della nostra scuola,  intervenendo  sulle condizioni e le modalità di lavoro degli educatori e degli addetti, trovando nuove soluzioni che, attraverso nuovi approcci, consentano di costruire un’ offerta di servizio pubblico conveniente sul piano economico e della qualità delle prestazioni erogate .

8.         Una iniziativa, questa, che assegna alla categoria un rinnovato protagonismo sul tema della contrattazione territoriale insieme alla Confederazione,  per difendere il ruolo della pubblica amministrazione locale come fattore di sviluppo sociale ed economico in grado di fornire migliori servizi ai cittadini attraverso l’avvio di processi di valorizzazione e riconoscimento professionale dei propri dipendenti.

9.    Al riguardo non ci sono alternative. Dovremo necessariamente  cambiare approccio nel modo di contrattare negli Enti, collegando strettamente il valore professionale degli addetti alla qualità dei servizi resi; reperendo nuove risorse grazie alle possibilità offerte dal CCNL: il tutto, obbligando le nostre controparti ad operare precise scelte rispetto agli obiettivi che si vogliono perseguire nei confronti degli utenti e ai percorsi di valorizzazione e riconoscimento professionale dei  dipendenti

10.                 In questo contesto il sindacato confederale potrà essere determinante soprattutto nel coinvolgimento della categoria quando si andrà a discutere dei bilanci e della loro predisposizione, sia in sede regionale che con i Comuni e  per sollecitare , possibilmente in modo  unitario,  da parte della conferenza delle Regioni e dell’ANCI,  una posizione comune rispetto alla difesa del sistema pubblico dei servizi educativi all’infanzia gestito dagli Enti Locali.

11. Ciò anche nei confronti di una  scuola materna statale che fino ad oggi non  ha considerato l’ ipotesi di far sistema insieme ai comuni sulla base  di un errato presupposto di sovraordinazione gerarchica nei confonti degli Enti Locali,  impedendo così  di mettere insieme le risorse e le esperienze per fornire migliori servizi alla cittadinanza.

12.            Tutto questo significherà metter mano con la prossima legislatura alla legge 62 del 2000 sulla parità scolastica per dare solidi  presupposti normativi alla inziativa sindacale che ci apprestiamo ad avviare su questo specifico argomento, magari utilizzando, con le dovute modifiche,  la recente legge d’iniziativa popolare proposta dai DS che, se apprezzabile sul piano dei principi enunciati (superamento del servizio educativo-scolastico a domanda individuale ), presenta   forti lacune e carenze  sul piano del merito, in quanto non rappresentativa delle esigenze reali del complesso mondo della scuola dell’infanzia riferito alla realtà degli EELL,

v     

13.            La nostra presenza in questo contesto sarà molto impegnativa sia dal punto di vista delle politiche generali che per quanto riguarda gli aspetti più attinenti alla categoria e alla contrattazione decentrata. E’ evidente che sarà possibile tenere unite tra loro le diverse fasi vertenziali se saranno chiari e condivisi gli obiettivi che intendiamo perseguire con questa vertenza.

14.            In particolare:

a.     In ogni Regione, ove non sia stato fatto, dovranno essere emanate  leggi  sui servizi educativi all’infanzia per i cicli  0-3 anni e 3-6 anni, possibilmente nell’ambito di una  prospettiva di una loro unificazione (0-6), con particolare riguardo ai sistemi di finanziamento regionale, all’osservazione degli standards di funzionamento, ai controlli che dovranno essere effettuati dai Comuni, soprattutto nei confronti dei privati, ridefinendo, contestualmente e con maggiore attenzione i parametri da rispettare nel caso delle richieste di agibilità  ed accredito.

b.     Si dovrà inoltre fare molta attenzione , in sede di discussione  dei bilanci regionali, agli investimenti fatti per i servizi all’infanzia, evitando che in questi rientrino i finanziamenti destinati  al mondo dell’associazionismo e delle cooperative.

c.     Infine, occorre aprire un doppio confronto con Regione e Province per quanto attiene agli stanziamenti destinati all’edilizia scolastica ed alla formazione.

d.     In ogni provincia dovrà essere pertanto realizzata  una rete  territoriale di servizi all’infanzia pubblica che farà riferimento al Comune capoluogo, sia per gli asili-nido che per le scuole materne; ciò a partire da accordi programmatici da stipulare con le amministrazioni locali che eprimano la comune volontà di determinare questa condizione. Così facendo la costituzione di servizi comuni tra i diversi enti, a prescindere dalla loro dimensione demografica, garantirà  in questo modo prestazioni omogenee in tutto il territorio.

e.     Il tutto, nell’osservanza di standard quali-quantitativi che riguardino  le modalità operative, i controlli sanitari, gli ambienti, i requisiti professionali richiesti agli operatori, il contratto di lavoro, il sistema dei diritti e tutele  da applicare agli operatori.

f.     A questa rete territoriale, in un primo momento costituita dai soli soggetti pubblici, dovranno far parte anche  la scuola materna statale   ed i privati che erogano servizi educativi all’infanzia, con l’obbligo di osservare i requisiti di funzionamento stabiliti dall’Ente gestore nel rispetto dei parametri e dei criteri stabiliti dalla legge regionale.

g.     In particolare, per quanto riguarda i soggetti privati, sia accreditati che non, dovranno essere assoggettati a periodici controlli rispetto al le condizioni di funzionamento ed il rispetto degli standard fissati. Per quanto riguarda, infine,  gli asili nido aziendali, essi dovranno essere aperti al territorio ed anch’essi soggetti al rispetto delle regole generali, soprattutto in tema di orari che dovranno essere costruiti in ragione non delle logiche aziendali bensì delle esigenze del bambino.

h.     la scuola materna statale si dovrà integrare nella rete pubblica dei servizi educativi all’infanzia mettendo a disposizione, insieme agli Enti Locali, risorse e personale.

i.        Le liste di attesa dovranno essere unificate e fare tutte capo all’Ente gestore. Ciò significa che la  gestione delle domande per l’intero ciclo 0-6 anni sarà centralizzata presso il Comune che indirizzerà la collocazione dei bambini sulla base della collocazione in graduatoria tenendo conto del luogo di lavoro dei genitori o del domicilio, alle strutture autorizzate sia  pubbliche che private appartenenti alla rete territoriale .

j.      Le tariffe praticate dovranno essere determinate in tutto il territorio sulla base di un unico criterio legato al reddito familiare ed al numero dei componenti, compresi i figli. Dovranno quindi scomparire  le attuali differenziazioni tariffarie

k.     Per il personale in  graduatoria presso il  Comune, verificato abile all’insegnamento ed in possesso del titolo di studio richiesto, si dovrà prevedere, ove possibile, l’utilizzazione  nelle strutture erogatrici del servizio private.

15.            Realizzare  questi obiettivi non sarà facile. Serviranno  una nuova consapevolezza, una diversa capacità di stare in campo per trovare nuove modalità e risorse che consentano di  battere un modello di servizio sociale che vede il pubblico ridurre la propria presenza a favore dei  privati, con la conseguenza di aprire un nuovo e gigantesco mercato dei servizi i cui esiti negativi ricadrebbero tutti sulle tasche dei cittadini.

16.            Ma se tutti insieme, FP CGIL, FLC e CGIL abbiamo intenzione di avviare una vertenza  che voglia costruire un diverso modello di servizio educativo, più moderno ed attuale, in grado di riaffermare il valore che rappresenta il ruolo del pubblico come fattore di crescita complessiva del paese, e nel nostro caso dei bambini,  è necessario che sin dall’inizio vengano rimossi possibili malintesi che potrebbero rivelarsi negativi per tutta la vertenza se non chiariti in precedenza.

17.            Innanzitutto la questione dei dumping contrattuali, il rapporto con la scuola materna statale, la presenza dei privati sia all’interno del servizio pubblico che come diretti erogatori dei servizi educativi (facendo attenzione e che all’interno di questa complessa realtà  esistono profonde differenziazioni che richiedono attenzioni diverse a seconda dei soggetti e delle tipologie), i regimi orari, la formazione professionale, la questione delle risorse.

18.            Deve essere chiaro a tutti che  uno degli obiettivi principali che ci poniamo in questa vertenza è quello della ricomposizione delle differenze contrattuali  presenti  all’interno del settore.  Non è possibile che a parità di prestazioni continuino a permanere situazioni che vedono – soprattutto nel settore privato – lavoratori che possano percepire anche  3,5 € lordi all’ora.

19.            Per questa ragione è necessaria una comune e collettiva consapevolezza sulla comunanza d’intenti da parte degli   attori sindacali su questo specifico problema, affinchè si evitino  comportamenti  che possano introdurre  forme di precariato contrattuale,   in aperta contraddizione con la scelta fatta con questa vertenza di fornire migliori servizi alla cittadinanza valorizzando  al meglio  il lavoro dei dipendenti pubblici.

20.          Nello stesso tempo servirà, come abbiamo già sottolineato, un ulteriore chiarimento per verificare la possibilità di un coinvolgimento sistematico e funzionale della scuola statale nell’ambito del sistema pubblico di servizi educativi, viste le difficoltà di relazione incontrate fino ad oggi  rispetto alle problematiche legate al conflitto tra pubblico e privato per quanto riguarda il welfare sociale, ed in particolare la scuola materna.

21.            Su questo specifico argomento servirà una fortissima iniziativa sindacale, sostenuta dalla CGIL, per inserire la scuola dentro  patti territoriali che disegnino un sistema di scuola materna integrato con gli Enti Locali,  in grado di fronteggiare al meglio le richieste legate alle liste di attesa, e per garantirne una  maggiore e più articolata presenza nel territorio.

22.          E’ evidente che la costruzione di un modello unico generalizzato nel territorio di servizio educativo all’infanzia implica interventi sull’organizzazione del lavoro, la formazione, i regimi di orari, le risorse da mettere in campo.

23.          La categoria ha maturato esperienze positive al riguardo, e da queste occorre ripartire per sviluppare un sistema territoriale di servizi educativi all’infanzia in grado di venire incontro alle reali esigenze dei bambini e delle famiglie, garantendo qualità del servizio,  professionalità degli operatori, orari di apertura confacenti alle necessità delle famiglie.

24.          Si pensi, ad esempio, agli accordi per la gestione unica delle domande  realizzati con il Comune di Genova; all’associazionismo tra piccoli comuni sviluppatosi nel Piemonte per garantire la generalizzazione del  servizio educativo all’infanzia, utilizzando per tutti gli operatori pubblici e privati il CCNL degli Enti Locali, all’esperienza delle sezioni primavera che ha coinvolto  tante Regioni del Centro Italia; agli interventi sulla continuità educativa struttura pubblica -famiglia così presente in tutte le regioni del Centro.

25.          Su tutti questi aspetti  la Funzione Pubblica  sarà chiamata a dare risposte utilizzando lo strumento del contratto decentrato, con la consapevolezza che, a causa della scarsità di risorse a disposizione dei fondi di amministrazione degli Enti, sarà necessario sviluppare una forte attività vertenziale per strappare risorse aggiuntive da investire sui servizi all’infanzia. Altrimenti, rimane forte il rischio di una vertenzialità  priva di fondamento su questo specifico problema.

26.          Cambiando i termini del confronto, coordinando le nostre proposte in tema di contrattazione decentrata con gli accordi  che andremo a fare in ciascun territorio, unitamente alla CGIL confederale, su materie come i bilanci e le scelte  sul welfare , la prospettiva contrattuale può cambiare radicalmente, aprendo nuovi percorsi che meritano di essere verificati, in particolare riguardo alle risorse aggiuntive che possano provenire da accordi attinenti,  per esempio:

a.      a protocolli territoriali con il ministero della Pubblica Istruzione sui servizi comuni nelle scuole materne che ne prevedano la compartecipazione economica;

b.     alla partecipazione di uno o più soggetti privati, anche in forma associativa,  alla  costruzione della rete dei servizi all’infanzia, ipotizzando,  nel rispetto di regole certe ed uniformi, il concorso economico nella realizzazione di nuove strutture (magari sostenuto da sgravi fiscali); ovvero di utilizzare in queste strutture personale comandato dell’ente locale, o  risultato idoneo nelle graduatorie concorsuali, dopo aver stabilito il CCNL degli EE.LL come unico riferimento contrattuale per tutti gli operatori della scuola dell’infanzia. 

27.           Per quanto riguarda gli aspetti relativi ai regimi di orario , l’organizzazione del lavoro e la formazione sarà importante che a livello territoriale vengano stabilite in maniera omogenea le modalità di erogazione del servizio, tenendo conto che il nostro compito sarà non solo quello di elevare gli standard di qualità delle prestazioni rese , ma anche di tenere conto delle necessità delle famiglie  di avere una maggiore disponibilità oraria da parte  degli operatori.

28.          D’altra parte se non s’interverrà sui regimi orari garantendo una maggiore apertura del servizio, è forte il rischio del prevalere della  tendenza, oggettivamente sempre più pressante, di intendere il servizio (soprattutto riguardo il ciclo 0-3 anni del nido) più come momento di custodia del bambino che come momento di evoluzione e crescita dello stesso.

29.          In questo contesto la formazione rappresenta un momento fondamentale di valorizzazione professionale che non va trascurata. Per questo motivo nella costruzione del sistema territoriale dovrà essere esplicito il richiamo ad una sua generalizzazione a tutti gli operatori del sistema, sia pubblici che privati, attingendo per i primi alle risorse all’uopo destinate dal contratto, mentre per tutti gli altri ai fondi dell’Unione Europea che, purtroppo, non sempre sono stati utilizzati.

30.          Queste indicazioni mostrano con chiarezza che le possibilità di risolvere le tante problematiche contrattuali che si presenteranno al momento in cui andremo a discutere della rete pubblica dei  servizi educativi, dipendono in gran parte dall’approccio intellettuale nella costruzione della proposta. Ciò perché quando andremo ad applicare lo strumento del CCNL  per gestire l’organizzazione del lavoro e la presenza degli operatori all’interno del servizio,  è evidente il rischio dei limiti dati  da una sua applicazione all’interno delle abituali modalità  di contrattazione.

31.            Serve evidentemente dell’altro, sempre comunque nell’alveo della gestione e del controllo  diretto  da parte  dell’Ente Pubblico del servizio erogato e nel rispetto del dettato contrattuale, che,  facendo leva sull’impegno programmatico delle controparti a gestire una rete pubblica dei servizi all’infanzia, consenta di aprire il confronto non solo sulla realizzazione della rete ma anche sul reperimento delle risorse aggiuntive e delle quantità destinate ad implementare il fondo di amministrazione; sulle piante organiche di ciascuna struttura pubblica e la conseguente  determinazione delle professionalità occorrenti al sistema   ed  i relativi profili.

32.          Su quest’ultimo aspetto, sul quale necessariamente di dovrà pronunciare in maniera chiara e definitiva la Commissione sui profili professionali, cui all’art 12 del contratto del 2004

33.          La questione del profilo rappresenta oggi una questione dirimente: dire con chiarezza che per l’intero ciclo educativo il livello professionale richiesto agli operatori è la laurea breve, significa poter richiedere questo titolo a tutti coloro che agiranno  professionalmente come educatori  all’interno di questo settore, sia pubblici  che privati, facendo sì che ad un alto livello di prestazione richiesta ( in base al  titolo di studio posseduto) non si possano dare risposte contrattuali di basso livello, così come accade frequentemente.

34.          Ciò detto, si dovranno ipotizzare idonee soluzioni contrattuali volte a dare risposta al problema del personale  non in possesso del titolo di laurea, soprattutto in previsione della unificazione dei cicli, senza peraltro dimenticare il personale precario che, pur essendo in attività  prima della legge sulla parità scolastica, si è ritrovato a non poter più lavorare per via di una malintesa interpretazione della norma contrattuale e di legge da parte dei vari direttori regionali scolastici.

35.          Occorre però sin da ora chiarire che un nuovo modello di servizio  educativo basato sulla prospettiva di una generalizzazione  dell’offerta e sulla unificazione del ciclo 0-6 anni, comporta inevitabilmente l’unificazione contrattuale dei due profili oggi distinti tra nido e scuola materna

36.          Ciò è necessario per realizzare la continuità pedagogico- educativa necessaria per la realizzazione del ciclo unico, consapevoli che a questo principio, che deve essere ribadito in tutti gli occordi come finalità da perseguire nella vertenza infanzia,  devono seguire azioni  che, pur prendendo atto di una realtà profondamente diversa, siano volte a realizzare sulla base di questo principio azioni di progressiva integrazione tra i due cicli.

37.          Un uso intelligente delle tante opportunità offerte dal   CCNL può rappresentare  un incentivo  importante  a dare impulso alla vertenza; in particolare  se troveremo interlocutori capaci e sensibili in grado di condividere l’idea di un modello comune equo e solidale, che veda la  partecipazione attiva  dei cittadini e delle associazioni.

38.          Per questo motivo è importante avviare  esperienze pilota che possono diventare dei veri e propri laboratori di sperimentazione e di avanzamento della qualità della contrattazione, coniugando  l’applicazione contrattuale alla efficacia ed alla qualità del servizio,    in un’ottica espansiva delle attività dell’ente locale.

39.          Si può pensare al riguardo di utilizzare le disponibilità già manifestate da alcune amministrazioni a fare accordi su queste tematiche, a partire dalla provincia di Pistoia, dove il processo è già in stato di avanzamento che o come al Comune di Bari, il cui sindaco ha già espresso disponibilità ad aprire un confronto su questi temi, coerentemente con quanto espresso dal suo programma di governo

40.          Come si vede  la partita è estremamente  difficile e complessa, ed alla Funzione Pubblica è affidato il gravoso compito di battere, in termini politici e contrattuali,   il tentativo di ridimensionare la presenza pubblica in questo settore ed in tutto il sistema dei servizi al cittadino, oggi garantiti  dagli Enti Locali, attraverso scelte che presentano contenuti antidemocratici ed illiberali, portatori di una idea di rifiuto del valore e della dignità dei singoli e della collettività.

 
Roma 4 maggio 2005