Sentenza della Corte Costituzionale su statuto Regione Calabria

 

            Le scriventi Segreterie Nazionali ritengono opportuno richiamare l’attenzione di tutte le strutture  a vigilare  nei confronti di ogni iniziativa degli Enti Locali  volta a modificare il trattamento economico e giuridico dei dipendenti, di esclusiva pertinenza dei contratti collettivi nazionali,  mediante provvedimenti legislativi di carattere statutario o regolamentare.

Ciò a seguito dei tentativi messi in atto, in questi ultimi mesi, da più di una amministrazione di disciplinare in maniera autonoma, in particolare per la dirigenza, materie la cui competenza è disciplinata dal capo I, titolo II del libro V del Codice Civile e dalle leggi sui rapporti di lavoro subordinato nell’impresa, fatta eccezione per le disposizioni  contenute nel dlgs 165/2001.

Spesso in modo palese , ovvero ricorrendo alla speciosa e sibillina frase  “ ai dipendenti si applica il contratto collettivo di lavoro “ omettendo la parola  “ nazionale”

  E’ evidente che attraverso queste iniziative si vuole tentare di mettere in discussione  il valore unificante  del contratto  collettivo nazionale di lavoro e dei due livelli di contrattazione;  disconoscere il principio d’uguaglianza retributiva a parità di condizioni di lavoro e del sistema di tutele e di diritti dei lavoratori, che rappresenta il principio fondamentale ed irrinunciabile dell’azione del sindacato Confederale.

E’ facile immaginare che, in questa delicata fase di trasformazione del sistema delle autonomie  in cui è più forte l’impegno del sindacato per realizzare con i contratti un percorso di  valorizzazione professionale che consenta agli enti di migliorare l’azione di promozione  dello sviluppo sociale ed economico del territorio,  possano verificarsi ulteriori tentativi di legiferazione  su  materie affidate alla contrattazione ed al confronto sindacali, magari utilizzando in maniera strumentale  pareri e sentenze della  magistratura e degli altri organi  di Governo .

A questo proposito è emblematica la  recente sentenza della Corte Costituzionale riguardante il ricorso d’incostituzionalità promosso contro lo Statuto della Regione Calabria che prevede, tra l’altro,  la potestà della regione di disciplinare il trattamento giuridico ed economico del personale della qualifica dirigenziale.

Una  lettura affrettata della sentenza, per la parte che riguarda il personale, sembrerebbe accogliere  la tesi che la regione calabria possa, conseguentemente a questo provvedimento,  normare autonomamente lo status giuridico ed economico della dirigenza regionale;  invece, da una più attenta valutazione del testo, emerge con chiarezza che in realtà la Corte si è pronunciata su ben altro, cioè sul problema della definizione dei limiti della legislazione esclusiva dello Stato nei confronti della  legislazione concorrente delle regioni per quanto attiene l’ ordinamento giuridico ed economico dei dipendenti degli Enti Locali.

Un pronunciamento questo che se non mette in discussione il contratto nazionale ed i  due livelli di contrattazione rischia comunque di creare problemi con una chiave di lettura diversa da quella data.

 Per questo motivo s’invitiamo  le strutture in indirizzo a respingere le eventuali iniziative volte a determinare le situazioni citate da parte delle Amministrazioni del Comparto.

Roma 5 febbraio 2004

 

                                                      LE SEGRETERIE NAZIONALI

FP CGIL                                       CISL FPS                                        UIL FPL

          Pagliarini                                            Alia                                            Fiordaliso