INFANZIA E DIRITTI  BOLOGNA 22 GIUGNO 2002

Intervento di Loretta Prati Segreteria Fp CGIL Comune di Forlì


SERVIZI INTEGRATI SUL TERRITORIO

UN ESEMPIO DI BUONE PRATICHE

In questa stagione in cui si va ad una strana e preoccupante declinazione della parola diritto, con un panorama sindacale che vede la CGIL sola, ma coerente agli impegni presi, nella difesa della dignità come diritto fondamentale di ogni cittadino e lavoratore, è necessario mettere al centro dell’azione di politica sindacale il diritto alla Formazione inteso come diritto della persona ad apprendere per tutta la vita, a partire dalla primissima infanzia.

Nel 1971 la legge nazionale n° 1044 istituisce i nidi.

Come tutti sappiamo, i servizi nido erano e sono tuttora inquadrati sotto la giurisdizione del Ministero della Sanità.

Ma questa è già storia, i nidi in tutti questi anni sono cresciuti al di là delle previsioni di legge che li aveva visti nascere, con il contributo di tutti: insegnanti, genitori, pedagogisti, amministratori, organizzazioni sindacali, e una forte volontà politica dei livelli locali e regionali, con ingenti investimenti di risorse; è stata superata ben presto la visione custodialistica-assistenziale della legge, qualificando il nido sul piano più propriamente educativo.

A Forlì i percorsi formativi 0/6 sono stati interpretati fin dai primi anni 90 come l’elemento generativo dell’intero curricolo 0/18.

Si afferma così il "curricolo" del nido inteso come insieme di traguardi formativi, che fanno da sfondo alla progettazione dei percorsi educativi didattici. A questo livello si gioca la professionalità educativa delle insegnanti con un continuo processo di formazione e qualificazione. I servizi per la prima infanzia assumono così negli anni un ruolo di esemplarità:

con prassi di programmazione educativo-didattiche capaci di rispettare i tempi e i modi dei bambini e delle bambine

con un continuo atteggiamento di ricerca e sperimentazione, e la costruzione di precisi strumenti di valutazione della qualità

con formazione e autoformazione permanente del personale

con uno stile professionale che si basa sul lavoro in equipe docente ed educativa (comprendente quest’ultima anche gli operatori ausiliari)

con un’attenzione particolare al raccordo continuità, sia rispetto alle famiglie sia in direzioni nido-scuola dell’infanzia

con la pubblicazione di "la qualità come processo": con al centro la domanda: "come si può coniugare qualità educativa e qualità gestionale".

Le esperienze dei nidi hanno sviluppato un dibattito pedagogico che è stato recepito in parte dalla legge Regionale E.R. 1/2000 dove l’Art. 2 c1 recita: "il nido d’infanzia è un servizio educativo e sociale di interesse pubblico" e si parla di "garanzia del diritto all’educazione, nel rispetto dell’identità individuale"

L’Art. 2 c2 attribuisce al nido finalità quali "formazione e socializzazione dei bambini, sviluppo delle loro potenzialità cognitive, affettive, relazionali e sociali".

La normativa nazionale è rimasta latitante rispetto ad una realtà (5% a livello nazionale con punte del 30% a livello locale) seppur modesta è sinonimo di grande civiltà e di riconoscimento del diritto del bambino piccolissimo al primo gradino del percorso formativo.

La politica e il sindacato sono stati finora incapaci di cogliere l’importanza educativa dal modello nido che in 30 anni si è andato concretizzando, di leggere in quelle esperienze gli elementi fondanti per estendere quei presupposti e quei contenuti al resto del paese e promuovere una legislazione adeguata.

Questo governo pensa di dare risposta con la istituzione dei nidi aziendali, cerca di far rientrare un servizio così delicato in una logica aberrante di mercato.

La scuola dell’infanzia comunale si afferma a partire dagli anni 68 con un ruolo di supplenza nei confronti dello stato, è poi diventata un laboratorio di sperimentazione, fino ad assumere un ruolo di esemplarità, contribuendo con la propria esperienza a determinare la qualità degli orientamenti del 91.

Da quel momento in poi, è stata forte la consapevolezza della necessità, non più derogabile, di un riconoscimento politico-istituzionale della scuola pubblica degli Enti Locali, perché a fronte di una identità pedagogica sempre più forte e strutturata, leggibile anche all’esterno, vi è stata una identità istituzionale troppo debole e quindi facilmente attaccabile.

Questa preoccupazione ha fatto sì che il personale delle scuole e dei nidi del mio territorio, sempre attento, informato, sindacalizzato, appena approvate la legge di riforma dei cicli e la legge di parità, avviassero una attenta analisi del nuovo quadro normativo.

La nuova legislazione delineava un progetto etico-politico oltre che culturale e pedagogico condivisibile, con l’acquisizione dell’idea forte di un percorso formativo 3/18 e quindi, il riconoscimento definitivo del ruolo educativo della scuola dei più piccoli.

Si vedeva così all’orizzonte, un orizzonte vicino, un primo riconoscimento istituzionale quando, nei documenti applicativi della legge sui cicli si affermava che l’integrazione del sistema formativo 3/6 anni andava perseguita con politiche locali di cui fossero corresponsabili Stato, Enti Locali, Scuole.

Quel sistema formativo integrato che, nella nostra realtà ma anche in tante altre, vede una risposta che copre nel nostro caso il 100% dei bambini e delle bambine in età di scuola dell’infanzia con una suddivisione di 34,5% comunali 33,5% statali 32% autonome.

C’era in quella legge anche una prospettiva futura per il nostro modello di scuola per l’infanzia e il rispetto della sua identità pedagogica in continuità e complementarità sia orizzontale sia verticale, con le esperienze che il bambino compie nei diversi ambiti di vita.

Un modello pedagogico in cui i punti forti del percorso formativo sono in sintonia con gli orientamenti del 91, ma con un valore aggiunto sostanziato in:

integrazione fra scelte pedagogiche e scelte gestionali con studio della qualità educativa delle scuole dell’infanzia raccolto in una pubblicazione a titolo "Autovalutazione e identità"

la scelta di compresenza costante delle insegnanti

la scelta di istituire un gruppo di insegnanti atelier che con progettualità e formazione specifica entra nel circuito didattico delle scuole dell’infanzia statali, comunali e private

la gestione sociale.

Bene, in questi 30 anni si è andato sostanziando quel diritto alla "Formazione" di ogni individuo, anello fondamentale della collana dei diritti, ma rischia di rimanere una bella storia, perché la controriforma Moratti con la proposta di anticipo taglia le gambe a due tipologie di servizio: l’asilo nido e la scuola dell’infanzia.

E’ scandaloso come i temi della scuola e dell’istruzione siano sottratti ad ampio dibattito fra le parti in causa (Enti Locali – Sindacati – Associazioni Culturali, Scolastiche - il mondo della scuola, studenti – genitori – cittadini in genere). E’ sconcertante come siano state scippate le parole d’ordine più care al mondo democratico e all’associazionismo progressista e laico per formulare il libretto "una scuola per crescere" che contiene una pura propaganda di Governo con l’intenzione di convincere tutti noi sulla qualità della riforma Moratti. Questa produrrà invece un arretramento dello scenario complessivo, un arretramento dei diritti dei bambini, dei diritti degli insegnanti, dei diritti dei genitori, un arretramento culturale del Paese. Nella nostra realtà il centralismo in questo caso, rischia di azzerare completamente un federalismo che funziona bene.

Ora si sconta tutta la miopia politica del centro- sinistra, che non ha saputo con legislazione adeguata, cementare i capisaldi di quei diritti che connotano una società civile, moderna, democratica, solidale.

Mai, come in questo momento, era necessaria l’iniziativa di oggi, che vede insieme la FP e la Scuola che deve vedere in prospettiva tutta la Cgil impegnata nella difesa dell’esistente ma deve se vuole essere credibile, avviare un vero e proprio processo culturale con al centro il progetto: Formazione 0/18, Università, Ricerca, Formazione permanente, da sostenere e rivendicare fin da domani.

Per questo progetto occorre usare gli strumenti che abbiamo, uno di questi, prezioso, è la sensibilità degli utenti genitori dei servizi e delle scuole, dei cittadini, quei cittadini che nel nostro piccolo hanno firmato, in 3 giorni, in 1900 per una raccolta di firme contro l’anticipo inviate al Presidente Ciampi e presentate al sottosegretario Asciutti nei giorni scorsi.

Quei cittadini e utenti che hanno firmato in 2500, un documento per il riconoscimento legislativo delle scuole e dei nidi e per il riconoscimento normativo giuridico ed economico della professionalità docente degli insegnanti comunali, inviato l’anno scorso alle massime autorità regionali e nazionali sindacali e politiche.

Si chiede alla FP e alla Scuola di mettere al centro dell’azione sindacale:

il riconoscimento del nido come servizio educativo, in un’ottica formativa 0/18 anni, con elaborazione degli orientamenti educativi anche per il nido

Pari dignità istituzionale fra scuola statale e comunale che insieme garantiscono un asse di riferimento "pubblico" fondamentale all’interno del più complesso sistema formativo e quindi pieno riconoscimento della scuola pubblica degli Enti Locali

Il riconoscimento esplicito della professionalità docente del personale dei servizi educativi comunali, sanando sin dalla prossima piattaforma contrattuale il pesante gap economico fra insegnante comunale e insegnante statale

Azioni concrete visibili contro la legge Moratti, che si rivela un tentativo mal riuscito di dare una risposta a problemi ben distanti dai bisogni e dai diritti delle bambine e dei bambini

Sensibilizzazione e coinvolgimento di tutte le strutture della CGIL per dare un’informazione capillare ai cittadini, perché dentro quella legge è forte la cultura di una destra che ha un’idea di società basata sul capitalismo compassionevole, contraria alla nostra idea di società basata sulla solidarietà

Il lavoro che ci aspetta sarà davvero tanto, ma non ci stancheremo mai di difendere i principi che hanno guidato il nostro impegno sindacale e professionale in tutti questi anni e che si racchiudono in una parola sola "DIRITTI, DIRITTI, DIRITTI".

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