Coordinamento Nazionale Segretari Comunali e Provinciali FP CGIL

Brevi riflessioni in merito al sistema ed al ruolo dei Segretari Comunali nelle nuove autonomie locali.
di Orazio Parisi


Le recenti vicende delle modifiche statutarie dei Comuni di Castel di Tora e Lauro nonché del progetto di legge a firma dell'On. Bocchino che prevedeva, nella sua stesura originaria, la soppressione della figura del SC pur mantenendone le funzioni, hanno riportato - come era facile prevedere all'indomani della riforma costituzionale - l'attenzione sulla nostra categoria.

Non è un caso che in conseguenza di modifiche ordinamentali di rilievo che interessino il sistema delle autonomie locali, la nostra figura diventi oggetto di dibattito e contrasti rappresentando la chiave di volta attraverso la quale le riforme e le innovazioni vengono poi veicolate all'interno degli enti.

La Categoria ha fresca la memoria delle vicende, normative e non, che determinando la Riforma del 1997, influirono decisamente sul suo status giuridico e sul ruolo professionale che fino ad allora l'aveva caratterizzata.

Non nascondiamo che per alcuni versi la riforma fu frettolosa e che grandi sacrifici vennero richiesti alla categoria per adeguare il proprio ruolo alle rinnovate esigenze degli enti.

Non nascondiamo neanche che, del sistema immaginato, non tutto ha funzionato e che numerosi sono gli aspetti degenerativi dell' impianto originario; si pensi alle nomine non ancorate a criteri di professionalità dei candidati, alle revoche immotivate, al convenzionamento selvaggio, alla cattiva gestione dei colleghi in disponibilità, al fallimento del sistema della mobilità, volontaria e d'ufficio.

Malgrado tali criticità riteniamo che vadano confermate le scelte politiche compiute all'epoca sul ruolo della figura e sugli strumenti della sua gestione contrastando decisamente ogni tentativo di ritorno al passato.

Riteniamo vadano confermate le scelte in tema di appartenenza al sistema delle autonomie del SCP, pur in una dimensione nazionale della figura; va confermata la scelta di gestire la categoria tramite un'espressione di tale sistema delle autonomie, l'Agenzia appunto; vanno confermate le scelte compiute in merito al ruolo ed alle competenze proprie del SCP, pur con la necessità di valorizzarne maggiormente la figura e di definirne con più chiarezza la funzione di vertice dell'organizzazione burocratica; va salvaguardato lo strumento dell'Albo quale garanzia di professionalità e deve operarsi in modo tale da assicurare al sistema una professionalità della categoria sempre più elevata; solo una professionalità sempre maggiore può, infatti, rappresentare una effettiva ragione e garanzia per la persistenza della figura all'interno del sistema stesso.

Tali scelte vanno confermate e rilanciate per porre, da un lato, rimedio alle negatività che l'esperienza ha evidenziato e, dall'altro, proseguire in un disegno riformatore che ha fatto della categoria la punta avanzata del processo innovatore che ha caratterizzato la PAL a partire dallo scorso decennio.

Non si nega che l'Agenzia, punto d'incontro tra categoria e rappresentanti degli enti locali, abbia in qualche maniera disatteso le aspettative della categoria ma si evidenzia come la stessa sia stata creata dal nulla, e come questa rappresenti, comunque, lo strumento più forte per la tutela, la promozione e la valorizzazione della categoria e come ogni tentativo di soppressione contrasterebbe, questo si, con l'autonomia riconosciuta agli enti locali.

Quello che chiediamo è un corretto sistema di relazioni sindacali, quale prefigurato nell'impianto contrattuale, una pari dignità della componente di categoria, un riequilibrio della sua composizione (è di questi giorni l'aumento a 3 del numero degli esperti), un ruolo forte all'interno del sistema delle autonomie ed allo stesso tempo una maggiore cultura di servizio nei riguardi della categoria .

Appare necessario riequilibrare le competenze tra struttura nazionale e strutture regionali al fine di dare effettivo rilievo alla presenza ed alle attività di quest'ultime.

Allo stesso modo non si rinnega la rivisitazione del ruolo operata con la riforma che ha consentito di essere al passo con i tempi e, anzi, di precorrerli ponendoci quale banco di prova delle future riforme della dirigenza pubblica e modello delle stesse .

Basti immaginare quale rischio avrebbe corso la categoria ove fosse rimasta ancorata ad un modello professionale ormai inviso al sistema cui apparteniamo e comunque non ritenuto utile dallo stesso.

Sotto questo profilo appaiono pertanto pretestuose le censure di incostituzionalità della figura prospettate da alcuni a seguito della riforma del titolo V della costituzione.

Non si rinnegano le scelte, quindi, ma ne vanno corretti taluni aspetti e conseguenze.

Una prima doverosa riflessione va rivolta al problema , umano e professionale, della disponibilità. Se tale condizione va riconnessa la patto sotteso alla riforma, stante il quale l'eccedenza di personale doveva rappresentare una condizione fisiologica del sistema al fine di garantire la possibilità di scelta del sindaco, deve anche evidenziarsi come tale evenienza avrebbe dovuto essere caratterizzata dall'assenza di connotazioni negative nei riguardi del personale in disponibilità e soprattutto dalla temporaneità di tale condizione in vista del ricollocamento negli enti ( possibilità concreta considerato il numero degli enti e quello dei segretari)

Cosa sia accaduto è invece cosa nota: la creazione di una vera e propria riserva di emarginazione, con lavoratori privati progressivamente, nella gran parte senza ragione o colpa alcuna, della dignità professionale e sottoposti ad una continua mortificazione personale e sociale, senza che il sistema abbia saputo tener fede agli impegni sottesi al patto.

Tale situazione è a dir poco insostenibile. Non lo è, dal punto di vista umano, per i colleghi interessati e non lo è, dal punto di vista economico, per il sistema che rischia a breve un'implosione su se stesso se non si pongono rimedi.

Bisogna pretendere ogni possibile azione tesa da un lato a tutelare la dignità dei colleghi e, ove risponda a volontà degli stessi, al rientro negli enti, dall'altro è necessario che da fisiologico tale fenomeno non sviluppi aspetti patologici che risulterebbero insostenibili per l'intero sistema.

Bene hanno agito talune Agenzie regionali impiegando continuamente i colleghi in disponibilità in supplenze e reggenze consentendone, in non pochi casi, la nomina da parte di sindaci che hanno apprezzato il loro operato e la loro esperienza.
Non si tratta purtroppo di una situazione generalizzata.

Bisogna assicurare a questi colleghi la possibilità di usufruire di percorsi di formazione ed aggiornamento che, in tempi come quelli che viviamo, rendano possibile lo stare al passo con le numerose novità, bisogna prevederne un utilizzo ottimale e conforme alla professionalità detenuta presso le Agenzie e le Sspal regionali, bisogna che quest'ultime attivino convenzioni con altre PA ed Istituzioni localizzate sul territorio affinché queste possano usufruire dell'esperienza e della professionalità dei colleghi in disponibilità, è possibile che si prevedano incentivi economici alla mobilità territoriale e, perché no, forme nuove di organizzazione del rapporto di lavoro.

Certo bisognerà prevedere forme di garanzia, quale ad esempio dei limiti territoriali di utilizzo, che evitino uno sradicamento del Collega dal suo contesto di affetti ed interessi, ma il continuo utilizzo deve rappresentare, anche in termini di impegno, una effettiva alternativa alla titolarità evitando, così, l'utilizzo strumentale che parte della categoria, marginale certo ma ugualmente non condivisibile, ha fatto dell'istituto della disponibilità. Da un lato massimo impegno a tutela della dignità e delle opportunità professionali di coloro che ritengono di permanere all'interno del sistema, dall'altro bisogna favorire in maniera efficace e tempestiva la fuoriuscita dal sistema di coloro che tale scelta non hanno fatto.

Per perseguire tali intenti è necessario far si che il sistema della mobilità, per coloro che lo desiderano o vi sono costretti, funzioni realmente ed in maniera trasparente al fine di dare certezza, decorsi i quattro anni in disponibilità, sul futuro professionale dei soggetti interessati ed evitare al contempo che il sistema non sia più in grado di sostenersi finanziariamente.

Al riguardo deve guardarsi con favore a vincoli normativi che impongano il ricollocamento degli "esuberi" all'interno della Pubblica Amministrazione attraverso preventivi meccanismi di pubblicizzazione e monitoraggio.

Ovviamente bisognerà intervenire anche sul sistema della revoca per garantire che solo le effettive gravi e reiterate violazioni dei doveri d'ufficio possano portare alla revoca, e bisognerà definire quali fra le complesse attività svolte dai segretari in caso di violazione possano dare avvio ad un così grave provvedimento, garantendo al contempo l'irrinunciabile diritto al contraddittorio ed alla difesa oltre che l'intervento di un soggetto terzo, sia esso un comitato di garanti od altro, nel corso del relativo procedimento.

Strettamente connesso al tema della disponibilità appare il fenomeno del convenzionamento degli enti nel suo aspetto più patologico. Non neghiamo le responsabilità di parti della categoria nell'incremento esponenziale del numero delle convenzioni ma al contempo deve denunciarsi con forza il completo svuotamento del ruolo del segretario, o peggio, l'uso strumentale fatto da talune amministrazioni dell'istituto al fine di procedere a revoche surrettizie. Il sindacato, facendo leva anche sulle pronunce giurisprudenziali che hanno affermato con decisione il pieno diritto del segretario confermato o nominato, decorsi i 120 giorni dall'insediamento del sindaco, di vedere riconosciuta la stabilità del proprio incarico salvo motivata e legittima revoca, è intervenuto varie volte per bloccare convenzioni palesemente illegittime ed ha svolto un ruolo di impulso nei riguardi delle agenzie regionali che numerose hanno riconosciuto la bontà dei nostri argomenti evitando di ratificare tali convenzioni. Purtroppo tale atteggiamento non è uniforme è un fermo richiamo va operato nei riguardi di quei CdA che non hanno ritenuto di potersi spingere a tanto. Il sindacato confederale, forte degli impegni assunti in sede contrattuale, si ricordino le dichiarazioni a verbale nn.1 e 3 del CCNL, chiede a voce alta una regolamentazione, contrattuale o normativa che sia, del fenomeno delle convenzioni che senza ledere l'autonomia degli enti risponda però all'esigenza di salvaguardare ruolo e dignità della categoria e rappresenti soluzione delle effettive problematiche di funzionalità degli enti, nel loro stesso interesse.

Quelle rappresentate sono le emergenze più impellenti ma non bisogna trascurare altri problemi ugualmente rilevanti.

Penso al sistema delle nomine che, pur partendo dal dato acquisito dal sistema della nomina fiduciaria da parte del sindaco, non può tralasciare gli aspetti connessi alla professionalità dei candidati ove voglia contemperarsi tra le esigenze di garanzia sottese al principio di imparzialità e, quindi, di depoliticizzazione dell'amministrazione, e quello di fiduciarietà che presuppone la discrezionalità della nomina.

Discrezionalità della nomina che deve correttamente esercitarsi attraverso l'obbligatorietà della motivazione della scelta e la implementazione di un sistema di incontro tra domanda ed offerta che valorizzi gli aspetti relativi alla professionalità.

E' necessario, anche se ci rendiamo conto non risolutivo, rendere obbligatoria la motivazione della scelta sulla base di dati desunti da curriculum resi obbligatori e certificati dall'Agenzia ed è necessario, altresì, implementare il sistema dei crediti formativi e riconnetterlo alle nomine.

Risulta necessario dare piena attuazione agli istituti contrattuali superando le resistenze delle amministrazioni meno sensibili ed in questo ritengo che le oo.ss. debbano assumere un ruolo di maggiore tutela della categoria per evitare situazioni, quale quelle cui è dato assistere nella variegata realtà degli enti, di evidenti difformità di trattamento pur nella medesima condizione. Serve, cioè, stante l'attuale sistema che riconnette agli enti che utilizzano i SCP gran parte della disciplina economica e giuridica della figura, una maggiore tutela sindacale territoriale che rappresenti effettiva mediazione tra sindaco e segretario sia nei momenti di "contrattazione individuale" che per tutto quanto attiene all'applicazione degli istituti contrattuali.

A tale esigenza potrebbe sensibilmente ovviarsi attraverso una gestione unitaria, sviluppata dall'Agenzia nazionale, del trattamento economico e giuridico della categoria.

Sul piano contrattuale bisogna portare a termine il disegno del primo contratto di categoria ribadendo l'unicità della funzione ed allineando le condizioni economiche e le tutele giuridiche a quelle della dirigenza del comparto, con definitivo superamento del DPR n.465/1997 per tutto quanto attiene il rapporto di lavoro.

Appare indispensabile che l'Agenzia, quale datore effettivo di lavoro, sia parte legittimata del tavolo contrattuale al fine di evitare le scollature che il precedente contratto ha fatto registrare a seguito della mancata partecipazione dell'Agenzia : si ovvierebbe in tal modo anche ad una serie di problemi determinati dall'impossibilità della stessa di intervenire, unitamente alle oo.ss., sul generale piano contrattuale e sulla interpretazione dei relativi istituti .

Come CGIL riteniamo, come anticipato, che riconnettere ad apposita struttura dell'Agenzia la gestione del trattamento economico e giuridico della categoria consentirebbe di dare certezza ed uniformità ai relativi trattamenti e rappresenterebbe naturale espressione della posizione datoriale, pur lasciando alle autonome decisioni degli enti la determinazione della retribuzione di posizione e della eventuale maggiorazione della retribuzione di posizione. E' pur vero che bisognerebbe prefigurare un diverso sistema di contribuzione all'Agenzia ma è anche vero che tale sistema potrebbe prevedere una diversa ripartizione degli oneri tra gli enti, ancorata ad esempio al dato demografico, e che oltre ad eliminare le occasioni di contenzioso o comunque di conflittualità, potrebbe rappresentare una concreta azione del sistema in favore degli enti di minore dimensione. Innegabili sarebbero poi i vantaggi per quanto attiene ai trattamenti previdenziali rispetto all'attuale situazione che costringe i Colleghi ad impegnative e difficoltose ricostruzioni del percorso di carriera.

L'importanza che per la categoria riveste la SSPAL è di tutta evidenza e attraverso la bontà della sua azione formativa e di aggiornamento passa una parte importante delle possibilità dei SCP di porsi come riferimento al sistema anche alla luce delle rinnovate esigenze. Le oo.ss. considerano la scuola superiore della pubblica amministrazione locale parte essenziale al sistema e ritengono indispensabile il suo fattivo sostegno alle esigenze delle autonomie e dei segretari, ma al contempo rivendicano il proprio diritto ad una presenza incisiva nelle scelte culturali e formative tesa alla piena affermazione della ragione prima della essenzialità della figura: la sua sempre maggiore professionalità a servizio delle rinnovate esigenze delle autonomie locali e, quindi, dei cittadini.

Riteniamo indispensabile, altresì, pur con le necessarie garanzie di continuità gestionale, una maggiore presenza della categoria nella gestione e programmazione delle attività della stessa anche attraverso una sua diversa organizzazione istituzionale, così come risulta necessario un collegamento chiaro della Sspal con il sistema delle autonomie locali, attraverso il quale si possano veicolare le esigenze che il sistema stesso evidenzia, ponendo le premesse per la formazione di una figura professionale sicuramente condivisa e richiesta dagli enti locali.

Come CGIL, oltre a denunciare la situazione di disparità tra territori che si sta determinando in conseguenza delle diverse attività svolte dalle Sspal regionali, ribadendo la necessità di un unico sistema di attribuzione dei crediti formativi previsti dal CCNL, riteniamo che, pur partendo dall'unitarietà del ruolo di direzione globale svolta dai SCP all'interno degli enti, la Sspal potrebbe strutturare, a livello nazionale, percorsi formativi di alta specializzazione per aree tematiche (si immagini, ad esempio, l'area giuridica-amministrativa, l'area economico-finanaziaria, l'area organizzativa-manageriale) il cui assolvimento da parte dei SCP potrebbe rappresentare ulteriore elemento di valutazione da parte dei sindaci in sede di nomina, anche attraverso una preventiva individuazione delle caratteristiche richieste per ricoprire la sede vacante, ripetiamo all'interno comunque di una unicità di ruolo generale cui sono riconnesse tutte le funzioni oggetto di maggiore specializzazione.

Nulla esclude che tali moduli possano trovare applicazione in forma decentrata, ma riteniamo che il contenuto e la valenza debba essere unico su tutto il territorio nazionale.

Un breve accenno ai nostri futuri colleghi, i COA, attualmente impegnati a Frascati. Appare assolutamente indispensabile superare l'ostacolo frapposto dalla normativa vigente relativamente al numero di coloro che a seguito del positivo espletamento dell'iter formativo previsto possono poi iscriversi all'Albo. Attualmente, dei 104 impegnati, a conclusione dei due anni di corso e tirocinio solo 100 potrebbero essere iscritti all'Albo con un'assurda rinuncia al grande investimento, in termini di impegno, costi e tempi, fatto dal sistema su questi ragazzi. Considerata poi la necessità di coprire le sedi di fascia C appare del tutto illogico non consentire a tutti coloro riusciranno a concludere positivamente l'iter formativo di accedere all'albo.

Superato tale ostacolo bisognerà assicurare da un lato l'entrata in servizio degli iscritti all'Albo e dall'altro dovranno immaginarsi impegni, anche minimi, di permanenza nelle sedi per ovviare all'eccessiva mobilità dei SC in alcune Regioni del Nord che sta determinando la perdita del ruolo di riferimento che la categoria deve rappresentare per i sindaci.

Questa la contingenza, è però doveroso guardare al futuro della categoria che, come detto, a seguito della novella costituzionale, è stato da più parti nuovamente rimesso in discussione.

Per prima cosa bisogna guardare con fiducia alla ritrovata unità del sindacato che, consapevole della responsabilità del momento ha superato le divisioni che da sempre lo caratterizzano sul tema, per convergere sulla chiara affermazione dell'insostituibilità della figura, del completamento del processo di riforma avviato nel 1997 e sulla tensione al confronto con tutte le parti del sistema, governo, associazioni rappresentative degli enti, forze politiche, facendosi promotore di proposte costruttive e responsabili per l'intero sistema.

Sono noti i documenti unitari che, all'indomani delle elezioni che hanno interessato i CdA delle Agenzie, hanno ribadito con forza la coerenza del ruolo e della collocazione dei SCP definiti con la riforma del 1997 con l'attuale assetto ordinamentale ed il conseguente potenziamento delle autonomie ed al contempo con l'esigenza di unitarietà e garanzie dell'ordinamento locale che dovrà connotare il rinnovato statuto delle autonomie in piena coerenza con il modello costituzionale.

E' frutto di profonda convinzione che sia necessario cristallizzare in appropriata disciplina fondamentale la essenzialità della funzione di garanzia della legalità sostanziale dell'intera azione amministrativa, o meglio dell'azione pubblica, degli enti locali, quale fulcro fondamentale di un più ampio e complesso ruolo ricoperto dai segretari all'interno degli enti e a garanzia dell'imparzialità e del buon andamento degli stessi, specie in considerazione di una sostanziale assenza di controlli esterni agli enti.

Si tratterà forse di dare maggiore chiarezza al contenuto di tale ruolo valorizzando la delicata posizione di interfaccia tra sfera politica e struttura burocratica e di loro necessario raccordo a garanzia della finalizzazione unitaria della generale attività dell'ente al perseguimento degli obiettivi indicati dagli atti di programmazione degli organi politici, connaturando la figura in termini maggiormente propositivi e propulsivi dell'attività al fine di rispondere più compitamente alle esigenze di efficienza della macchina comunale presupposte al nuovo ruolo assunto dagli enti locali, quale condizione fondamentale per lo sviluppo ed il benessere socio-economico delle comunità di riferimento.

Efficacia ed efficienza dell'azione amministrativa che presuppongono figure professionali che, oltre alle tradizionali competenze in campo giuridico, si caratterizzino per la tempestività delle decisioni e per una professionalità organizzativa-gestionale propria del management pubblico, ovvero in grado di combinare scienze gestionali e vincoli di natura giuridica conseguenti al ruolo dell'ente pubblico; di raggiungere cioè l'efficacia dell'azione amministrativa senza trascurarne la necessaria legittimità, in buona sostanza di garantire la legalità sostanziale dell'azione pubblica.

Tale figura professionale, caratterizzata dal necessario approccio interdisciplinare, è già presente nel sistema ed è proprio il SCP, che il sistema stesso deve valorizzare riconnettendogli competenze che rappresentano il corollario della naturale posizione di unico riferimento della direzione complessiva dell'ente ed unico centro d'imputazione della correlata responsabilità.

Appaiono infatti maturi per superare l'artificioso dualismo determinatosi con la compresenza dei direttori generali e per recepire i dati dell'esperienza che hanno registrato il sostanziale fallimento delle esperienze di direttori generali provenienti dal privato.

La compresenza delle due figure al vertice dell'apparato locale rappresenta, infatti, una irrazionale coesistenza foriera di potenziali conflitti e disfunzioni oltre che irragionevolmente contrastante con i principi sottesi alla funzione di direzione globale dell'ente postulanti, invece, l'unitarietà dell'organizzazione (aziendale, burocratica, professionale) e quindi del suo vertice. Sin dal 1997, il Prof. Francesco Staderini rilevava che "l'assenza del direttore generale e l'attribuzione al segretario comunale delle sue funzioni esaltano e completano il ruolo, con indubbi vantaggi di funzionalità della macchina burocratica".

Sono state avanzate numerose proposte in tal senso le quali prevedono la individuazione normativa di una essenziale funzione di direzione generale da porre in capo al segretario al fine di consentire allo stesso, una volta cristallizzata la posizione di vertice della struttura burocratica, di garantire il raccordo tra organi politici e la struttura stessa, di coordinare le varie articolazioni della macchina comunale, di sviluppare piani di attività e programmi d'azione, di monitorare l'andamento delle attività ed il rispetto dei piani di lavoro, di assicurare, quindi, le funzioni di pianificazione strategica, programmazione e controllo, di strutturazione organizzativa e procedurale, di valorizzazione delle risorse umane, di comunicazione e strutturazione informativa.

Funzione di direzione generale che non dovrà configurarsi in termini esclusivamente organizzativi ma che dovrà rappresentare, quindi, espressione di un ruolo più ampio che vede riconosciute e potenziate le funzioni definite dal vigente art. 97 TUEL (collaborazione ed assistenza giuridica amministrativa, funzioni referenti e consultive, funzioni rogatorie) e che attraverso la definizione ed integrazione dei loro contenuti (responsabilità del sistema delle relazioni sindacali e del sistema dei controlli interni, imputazione della rappresentanza giudiziale, ufficio dei procedimenti disciplinari, ecc.) dia maggiore rilievo, visibile e condiviso dal sistema, alla figura.

Il riconoscere al segretario la responsabilità del conseguimento degli obiettivi prefissati pone, ovviamente, la questione del suo rapporto con la nomina dei dirigenti e dei responsabili di servizio ed al riguardo, nel rispetto delle reciproche sfere di competenze e responsabilità, le soluzioni possono essere le più varie e graduate : dalle più incisive, quali la responsabilità di nomina in capo al segretario stesso, nella cui scelta il sindaco ha trasferito le responsabilità in merito alla definizione della struttura organizzativa che dovrà, nel rispetto del principio di separazione delle competenze, attuare gli indirizzi degli organi politici, fino alla semplice consultazione del segretario, informale ma prevista dal contesto normativo, prima della nomina da parte dei sindaco.

Molto, è evidente, dipenderà dalla disponibilità in merito delle associazioni rappresentative degli enti locali, ma quel che è certo che un meccanismo, più o meno incisivo vada comunque previsto e che a tale meccanismo vadano poi riconnesse le diverse possibilità di intervenire a tutela della legalità sostanziale dell'azione pubblica e della sua finalizzazione unitaria (a partire dalle mere direttive, passando attraverso l'emanazione di disposizioni attuative delle norme, fino all'esercizio di poteri di avocazione ed annullamento di atti dirigenziali).

Tali maggiori responsabilità in capo al SCP devono opportunamente essere bilanciate dal rafforzamento della tutela della sua posizione per assicurare la necessaria serenità nell'esercizio di funzioni estremamente delicate, che presuppongono l'effettiva distinzione di ruoli tra organi politici e struttura professionale e l'assolvimento pieno da parte dei primi della necessaria attività di programmazione ed indirizzo senza la quale si opera in concreto il completo svuotamento del principio della separazione tra i poteri di indirizzo e controllo politico-amministrativo e la gestione amministrativa, finanziaria e tecnica.

Riteniamo anche che siano maturi i tempi per affermare che l'eguale natura e l'equiparazione dei sistemi amministrativi delle unioni di comuni e delle comunità montane rispetto ai comuni ed alle province deve indurre a ritenere istituzionalmente necessaria la presenza anche in questi enti del segretario comunale e che tale figura possa assicurare un importante contributo ai processi di associazionismo in atto.

Ulteriori competenze e responsabilità potranno essere riconnesse alla figura del SCP, non mancano in tal senso le proposte (potenziamento delle funzioni rogatorie, previsione di preventivo ricorso gerarchico al SCP nei riguardi degli atti dei dirigenti preclusivo della possibilità di instaurare contenzioso, ecc.) ed il sindacato è pronto al dialogo costruttivo e responsabile con tutte le parti ma un dato non può essere messo in discussione quello della essenzialità e della valorizzazione della figura del segretario CP all'interno di una politica generale che veda condivise le scelte da tutto il sistema (amministratori, dipendenti, cittadini) e che grazie a tale visione generale permetta di superare potenziali conflittualità e favorisca la determinazione di effettive opportunità di sviluppo delle autonomie locali garantendo, anche negli enti di minor dimensione demografica, il supporto tecnico-manageriale necessario per la piena attuazione dei principi di sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza posti a fondamento della riforma costituzionale e per la concretizzazione dell'unico sistema federale che può trovare il pieno appoggio della CGIL: un sistema federale equo e solidale, che ponga al centro il rispetto dell'uomo e delle sue esigenze assicurando, nel rispetto delle differenze territoriali, la unitarietà dell'ordinamento e le pari possibilità in merito alla fruizione dei servizi ed alle occasioni di sviluppo.

Nell'esprimere la più ampia disponibilità al confronto sui temi sviluppati con le altre organizzazioni sindacali e nel ribadire il fermo convincimento della necessarietà di politiche sindacali unitarie, auspichiamo che questo processo riformatore avviato veda tutti gli attori del sistema, ANCI , UPI e OO.SS. in particolar modo, uniti e concordi su questi obiettivi nello stesso interesse delle autonomie locali e della società civile

Roma, 9 gennaio 2003