Personale precario degli Enti Locali
Comunicato di Giovanni Pagliarini Segretario Nazionale FP CGIL
 

 

            Come ben noto, la finanziaria 2006  nel rivedere  il patto di stabilità interno impone alle Regioni  a statuto ordinario di non superare, per le  spese correnti, al netto delle spese per il personale, quelle del 2004 ridotte del 3,8%; mentre  per  Province e Comuni dovrà invece essere ridotta dal 6 %  al 7,3 %, in relazione al rispetto dei parametri di spesa pro capite definiti con apposita tabella, in rapporto alle spese del 2004. 

            Nello stesso tempo le voci riguardanti le spese per il personale precario operante nelle amministrazioni locali (tempi determinati, a convenzione, co.co.co e co.co.pro) non potranno superare il tetto del 60% delle spese sopportate, per la medesima ragione, nel 2003. 

            A ciò si deve aggiungere l’ennesimo blocco del turn-over e l’obbligo di diminuire la spesa complessiva per il personale dell’1% di quanto speso nel 2004 per i prossimi 2006-2007-2008 e una concreta riduzione delle risorse disponibili a finanziare la contrattazione decentrata, con conseguenti limitazioni degli investimenti sul personale per garantire la qualità e l’efficacia dei servizi resi alla cittadinanza. 

            L’insieme di tutte queste cose pone in drammatica evidenza il problema della permanenza delle migliaia di precari del   Comparto  delle Autonomie, la cui presenza è divenuta  ormai fondamentale per  continuare a garantire i servizi alla cittadinanza,   con il rischio che con il nuovo anno possano  essere espulsi in conseguenza delle norme contenute nella Finanziaria del 2006.           

            E’ evidente che le limitazioni poste in termini di spesa per le amministrazioni del Comparto renderanno  più problematica la soluzione di  questa vicenda;  serviranno pertanto capacità contrattuale ed  intelligenza politica nel ricercare  soluzioni in grado di soddisfare la necessità di  stabilizzare questi  lavoratori nell’ambito dei propri  enti. 

            Al riguardo, la CGIL FP ha manifestato in tutte le occasioni il proprio intendimento di dare a questi lavoratori  certezza  per il loro futuro sia attraverso iniziative di carattere generale, effettuate insieme  a CISL e UIL di categoria e confederale nei confronti del Governo, che con intese stipulate al livello locale per consentire, almeno in questa fase,  il mantenimento in servizio di tutti i lavoratori  precari. 

            Su quest’ultimo aspetto, sarà  necessario vigilare attentamente al fine di evitare  soluzioni affrettate  che possano in qualche modo pregiudicare  il futuro di questi lavoratori  nonché il servizio pubblico da loro svolto. 

            Per questi motivi sarà necessario, in attesa che siano approvate definitivamente le disposizioni della Finanziaria e che la segreteria nazionale della Funzione Pubblica dia le indicazioni utili per una gestione univoca di questa problematica in tutto il territorio nazionale, richiamare le controparti al  rispetto della normativa contrattuale degli Enti Locali, in particolare chiedendo l’applicazione del CCNL  per il personale precario qualora si intendesse risolvere il problema della stabilizzazione utilizzando lo strumento delle esternalizzazioni. 

            E’ questo un tema molto delicato sul quale la nostra categoria ha espresso da tempo una posizione chiara e netta; per queste ragioni è opportuno   non assumere  in questa fase  decisioni definitive, e chiedere in ogni caso che siano  chiarite ed approfondite le procedure relative a questi  processi di esternalizzazione. 

            Ciò anche al fine d’impedire che attraverso la pratica del conferimento dei lavoratori precari a società esterne alla amministrazione d’appartenenza  possa  affermarsi  una pratica di deresponsabilizzazione  nella gestione dei servizi pubblici come l’unico mezzo  possibile   per governare le  attività ed i servizi degli enti locali (dai servizi sociali alle attività educativo-scolastiche, dalle finanze e i tributi financo  agli uffici del personale e tutte le altre attività di  rilevanza non economica). 

            Una tendenza questa che vede spesso l’adesione di una buona parte dei nostri amministratori, senza distinguo politici, la quale, se non contrastata in maniera ferma,  rischia di determinare nel nostro paese  la devalorizzazione del servizio, la caduta verticale dei diritti sociali e di cittadinanza nonché, per i lavoratori coinvolti,  la messa in discussione dei contratti collettivi di lavoro. 

            Per tutte queste ragioni è necessario che il Centro Nazionale  sia messo a conoscenza  di quanto avviene nei singoli territori  su questo delicatissimo ed importante aspetto, rispondendo alla sollecitazione sull’argomento a firma di Carlo Podda e Mauro Beschi, avendo particolare attenzione sul  merito delle soluzioni organizzative proposte riguardo il mantenimento al lavoro del  personale precario, la sua consistenza, quali  sono i servizi resi  e come sono organizzati, le eventuali  difficoltà  incontrate nel corso delle trattative.

Roma, 07.12.2005