Segreterie Provinciali di Verona - Comparto Autonomie Locali

 

Verona, 31 marzo 2006

 

§           Ai Sindaci dei Comuni della provincia di Verona

§            Ai Capigruppo nei Consigli dei Comuni della
 provincia di Verona

§            Ai Segretari/Direttori Generali dei Comuni
della provincia di Verona

§            Alle Rappresentanze Sindacali Unitarie dei
Comuni  della provincia di
 Verona                      

                                     LORO SEDI

 

LETTERA APERTA

No alle esternalizzazioni - Sì al rilancio dei servizi pubblici.

 

Oggetto:         Esternalizzazioni e privatizzazioni

                        Nota unitaria FP CGIL, FP CISL, UIL FPL del comparto AALL - Verona.

 

         Sempre più spesso, siamo costretti a prendere atto, attraverso varie fonti di informazione (la stampa, le telefonate dei lavoratori o dei cittadini, i consiglieri comunali, …) dell’attivazione, unilateralmente decisa da parte delle giunte comunali, di processi di esternalizzazione o privatizzazione che investono i Comuni della nostra provincia.

         Spiace dover riscontrare il mancato rispetto, da parte di alcuni sindaci, delle relazioni sindacali che, ancor prima di prevedere la discussione sul personale impiegato, prevedono una fase di consultazione sugli aspetti organizzativi ingenerati dalle esternalizzazioni.

         Ne consegue che, a salvaguardia dei beni comuni e dei piani occupazionali, a partire da oggi, ogni qual volta riscontreremo una mancata attuazione delle relazioni sindacali, saremo costretti ad aprire una fase di conflitto con ogni amministrazione interessata, ricorrendo anche all’azione legale.

         Inoltre, riteniamo di dover ribadire il nostro parere contrario rispetto a quei processi di esternalizzazione che riguardano i cosiddetti beni comuni e, comunque, i servizi di interesse generale. Più precisamente, riteniamo che la nostra volontà di difendere il servizio ed il lavoro pubblico debba indirizzarci verso un approccio critico rispetto ad ogni possibile privatizzazione dei servizi erogati dagli enti locali.

         Vogliamo richiamare l’attenzione sul fatto che la nostra vigilanza, unitamente alla partecipazione dei cittadini, sui processi di esternalizzazione deve rimanere alta, indipendentemente dal numero di soggetti interessati. Infatti, abbiamo notato che la politica dei piccoli numeri (usata spesso dalle amministrazioni per evitare conflitti con il sindacato), se non attentamente seguita, apre la strada a fenomeni incontrollati di privatizzazione.

         Per entrare nel merito delle problematiche che affliggono i comuni, va detto che gli  effetti delle politiche governative sul lavoro pubblico, con il blocco delle assunzioni e la conseguente precarizzazione occupazionale, accompagnate  da un  susseguirsi di tagli dei trasferimenti finanziari, in particolare con l’ultima Legge finanziaria, hanno determinato una situazione assai grave in tutte le Pubbliche Amministrazioni e la necessità che il Sindacato metta in campo un ampia iniziativa di contrasto e riprogettazione contrattuale.

         La nuova politica occupazionale di cui c’è bisogno, deve essere incardinata su due sostanziali operazioni:

•          definire un impianto legislativo che accompagni ed aiuti il processo di stabilizzazione, anche aprendo un ragionamento sulle regole dell’accesso alle Pubbliche  Amministrazioni;

•        mettere in campo una grande campagna di confronto con tutte le Amministrazioni per definirne la “missione” pubblica, contrattare la mappa dei servizi e delle prestazioni necessarie e, intorno a questo impianto condiviso, costruire i livelli di organico, i percorsi di graduale superamento del lavoro precario, la valorizzazione delle tante intelligenze e professionalità presenti nei nostri posti di lavoro.

         Questo approccio è importante perché rimette al centro, anche riguardo ai vincoli di bilancio, i temi della riorganizzazione del servizio, della organizzazione del lavoro ed evidenzia la natura solidaristica della contrattazione. 

            Riteniamo di dover agire da subito, affinché sia cambiata l’agenda del confronto oggi presente in molte amministrazioni. 

            Anticipiamo il nostro NO a soluzioni emergenziali, di puro adattamento alle perduranti difficoltà finanziarie. Perché, ancor più se accompagnate dalla discussione sui rapporti precari, queste improvvisate soluzioni obbligano il Sindacato ad assumere una inaccettabile condizione difensiva,  di svilimento della possibilità di costruire quel quadro organico di rilancio del servizio pubblico che è in grado di tenere insieme il riconoscimento della “missione pubblica”, la qualità del servizio, la difesa dei diritti sociali.

E’ partendo da qui, dalla conquista di questo “progetto generale condiviso” che diventa più forte la posizione di coloro che intendono valorizzare il ruolo dei comuni, anche nell’affrontare i vincoli di bilancio, la complessità delle politiche di stabilizzazione dei rapporti di lavoro, le discussioni riguardanti l’organizzazione del lavoro e del servizio. 

            Per questo non condividiamo la posizione di molti enti locali che, a seguito delle disposizioni contenute nella recente legge finanziaria che impongono un forte contenimento delle spese per il personale, hanno unilateralmente deciso di esternalizzare i propri servizi. 

            Sempre più spesso il sindacato si trova a doversi confrontare su ipotesi d’affidamento a soggetti di diritto privato, appositamente costituiti, di servizi e funzioni oggi gestite direttamente dalle amministrazioni pubbliche; ciò  per realizzare risparmi che, come spesso l’esperienza insegna,  rimarranno per lo più sulla carta in quanto determineranno  soltanto un rientro dei costi sul piano contabile, mediante  lo spostamento da un capitolo all’altro delle voci di bilancio riferite al personale.

         Le conseguenze di questa indicazione della finanziaria 2006, se non governate per tempo, potrebbero comportare la trasformazione delle attività destinate al servizio pubblico, in attività nelle quali la logica dell’emergenza, l’incapacità di dare risposte organiche e lungimiranti, il prevalere di logiche condizionate dall’interesse privato e di impresa potrebbero condizionare fortemente l’esigibilità dei servizi, oggi disponibili per tutti i cittadini, con ciò introducendo un forte  rischio di ridimensionamento del ruolo e delle funzioni della pubblica amministrazione, soprattutto come garante di uno sviluppo di qualità, della coesione sociale e della tenuta dei diritti di cittadinanza. 

            Per questi motivi, manifestiamo con forza la nostra ferma opposizione e contrarietà alla logica di esternalizzazione dei servizi che viene proposta come automatico riflesso dei vincoli finanziari,  sia per  affermare l’esigenza di una più compiuta riflessione sulla missione della Amministrazione (con la conseguente negoziazione delle ricadute organizzative ed occupazionali), sia  per impedire  che attraverso la pratica del conferimento dei lavoratori, precari e non, a società esterne all’amministrazione d’appartenenza, possa affermarsi una strisciante deresponsabilizzazione  nella gestione dei servizi pubblici, contrabbandata come unico mezzo possibile per rendere fruibili le  attività ed i servizi (dai servizi sociali alle attività educativo-scolastiche, dalle finanze e i tributi, agli uffici del personale e tutte le altre attività di  rilevanza non economica). 

         Per queste ragioni abbiamo inviato questa lettera aperta a tutti i comuni, rilanciando l’idea di un approccio complessivo sul ruolo e le funzioni della Amministrazione, le conseguenti esigenze, comprese quelle derivanti da eventuali vincoli di bilancio,  utilizzando la contrattazione per ricercare  soluzioni in grado di soddisfare le esigenze organizzative e di  contenimento dei costi imposto dalla finanziaria, senza  accettare soluzioni che potrebbero  pregiudicare per il futuro la presenza pubblica in servizi di grande  rilevanza per la collettività.

         Questa strada è anche la più efficace per il mantenimento in servizio del personale precario che con questa finanziaria rischia di essere espulso, nonostante anni di lavoro che lo ha reso professionalmente indispensabile per garantire il corretto funzionamento delle istituzioni pubbliche.

         E’ del tutto evidente che andrà valutato il dato economico dell’esposizione contabile, determinatasi a seguito delle disposizioni della finanziaria, per quantificarne sia l’entità sia la conseguente modalità di rientro, ma la nostra impostazione non può che incentrarsi nel rivendicare la possibilità di utilizzare strumenti normativi e contrattuali per conquistare soluzioni alternative al ricorso alle esternalizzazioni. 

         Ciò è praticabile dando forza alla ricerca di diverse economie di gestione, limitando il ricorso alle consulenze esterne ed agli esperti, razionalizzando i costi, utilizzando a tal proposito lo strumento della gestione associata dei servizi, così come è stato fatto in alcune province per la gestione dei nidi e delle scuole materne, nonché per i servizi sociali alla persona.

         Su questo punto, invitiamo i comuni possessori di farmacie comunali a ripensare alle improvvisate scelte avanzate in questi ultimi tempi, provando a lanciare l’idea di una gestione associata dell’acquisto dei farmaci, che consentirebbe alle amministrazioni di arginare i problemi ingenerati dalla finanziaria 2006, garantendo ad ogni comune la possibilità di continuare a gestire “in economia” le loro farmacie. 

         In ogni caso la nostra posizione è mirata a ridurre ogni pratica che comporti una destrutturazione del Servizio pubblico e a bloccare gli effetti di scelte non condivise, chiedendo:

§            Che, per i soggetti a cui sono conferiti i servizi, sia garantito il mantenimento dell’esclusivo capitale pubblico;

§            che venga sancito il carattere di temporaneità e reversibilità delle esternalizzazioni, con l’intesa di riaffrontare il tema del rientro delle attività scorporate una volta superati gli effetti delle disposizioni di contenimento della spesa pubblica stabiliti con la finanziaria 2006;

§            la garanzia del mantenimento del CCNL del Comparto di provenienza (così come previsto all’art.1, comma 3, dei CCNL relativi al quadriennio 2002-2005), per i lavoratori coinvolti dalle riorganizzazioni, nonché per i nuovi assunti.

§            che la forma di assunzione sia quella stabilita nel pubblico impiego, ovvero attraverso il concorso pubblico, evitando così il rischio, non certo remoto, delle assunzioni clientelari.

§            che nel calcolo, ai fini dimensionali, delle persone occupate nei servizi esternalizzati rientrino tutti coloro che, a vario titolo, sono collocati presso i servizi in questione. 

         Come si può capire, la questione appare molto delicata e complessa ed il sindacato si sta assumendo un grande impegno, per evitare che, nelle prossime settimane, l’emergenza finanziaria possa portare all’incremento delle pratiche di esternalizzazione e, così, rappresentare il pretesto per avviare quel processo d’apertura al mercato privato del welfare sociale che comporterebbe un fortissimo ridimensionamento del ruolo e delle funzioni del sistema pubblico e una sensibile riduzione dei diritti oggi garantiti a tutti i cittadini dalla costituzione. 

         Per questo motivo, chiediamo alle rappresentanze sindacali unitarie, a tutte le lavoratrici ed a tutti i lavoratori, alle cittadini ed ai cittadini e, innanzi tutto, a tutti quei consiglieri comunali che hanno a cuore il servizio pubblico, solidaristico e di qualità, di aiutarci a vigilare attentamente su questi fenomeni, aprendo un canale di comunicazione e  creando un intreccio organico sulle diverse esperienze, con uno scambio d’informazioni permanente, in grado di consentire a tutti una comune consapevolezza sulle scelte che si compiono e sulle risposte che dovremo dare. 

p. le Segreterie provinciali

Luca Cipriani (FP CGIL), Franco Antolini (FP CISL), Loredano Bertaiola (UIL FPL).